| Feb 16 2005 |
Il mio matrimonio
Mi spiego: io ho sposato un uomo a ventuno anni, per amore: era di famiglia borghese, nobile, chirurgo plastico. Ho lavorato dodici anni della mia vita come solaio so fare, notte e giorno, per le pubbliche relazioni. Facevo il campionario, gestivo gli studi e le cliniche, tenevo la contabilità, incassavo i soldi ero una che gestiva la sua azienda, la nostra era una Spa. E c´ero e non c´ero, faceva la differenza. Lui non faceva niente di questo, operava e basta… intendiamoci, operava bene, era bravo, molto bravo… ma io l´ho fatto diventare uno dei chirurghi, se non il chirurgo più famoso d´Italia. Dopodiché, tutti mi conoscevano come Daniela Santanchè! E allora, quando ci siamo lasciati, ho detto: perchè devo perdere il cognome , che per il mio lavoro è come un marchio?… Quando a trentacinque anni ho divorziato sul piano economico tutto quello che ho avuto sono stati tre milioni al mese per tre anni, e poi è finita lì perché non mi sembrava giusto che il mio ex marito mi desse dei soldi mentre ero insieme ad un altro, e anche incinta. Però al momento della divisione dei beni, c´erano anche delle proprietà che avevamo comprato insieme, una in Svizzera, una a Milano dove lui ha ancora lo studio. Allora feci una battuta: “Guarda, a me non interessano le case da dividere al cinquanta per cento, l´unica cosa che io chiedo in cambio di tutto è questo cognome da aggiungere al mio da ragazza, hai qualcosa in contrario? NO ha detto il mio ex. Poiché ci vuole un decreto, ho fatto tutte le pratiche e alla fine ho ottenuto il mio cognome. Ora ce l´ho anche sulla carta d´identità nuova: “Garnero Santanchè Daniela. Stato civile: libera “…” Daniela rivela: “A vent´anni ho fatto una vita che nessuno fa a vent´anni. Ero sposata con un uomo molto intelligente, molto colto, che mi ha insegnato tanto, generoso con me nei modi e nelle cose. Io facevo ancora l´università ma già lavoravo per lui, ed era un lavoro che mi piaceva: conoscevo un sacco di gente, giravo tutto il mondo ho fatto dei viaggi bellissimi, l´Australia, la Polinesia, l´America, l´Africa. Erano i tempi della Milano da bere, in piena espansione economica, ed io, in quel giro, ero la più giovane di tutte le donne, una ventenne che faceva una vita piena da trentacinquenne, molto corteggiata da tutti, sempre in prima fila alle sfilate di moda, le feste. E intanto mi sono anche laureata, ho fatto il master alla Bocconi, e mi sono detta: ma io con quello che ho fatto finora che lavoro posso fare? Così ho messo su una società di comunicazioni e pubbliche relazioni, grazie alla quale a trentaquattro anni ho conosciuto il mio secondo compagno, Canio… Stavo organizzando un grande evento a Milano e cercavo degli sponsor. Una persona che conoscevo mi dice: guarda, ti presento questo amico che ha un´azienda farmaceutica e potrebbe essere interessato. Me l´hanno presentato, e io… ma proprio non mi piaceva, ma manco ci ho pensato, non mi veniva proprio in mente. Poi, invece, così… è scoppiato l´amore”. Daniela rivela: “Dopo tanti anni di matrimonio con quello che è adesso il mio ex marito mi sentivo molto un’azienda, una macchina da soldi tra sponsor, pubblicità, pubbliche relazioni, la gestione di tutto quello che ruotava intorno all’attività di mio marito. Invece dall’altra parte c’era Canio: un progetto. Ma non un progetto di leasing, era un progetto con dei valori. Questo, mi sono detta, è un uomo che mi parla di cose, non di sala operatoria, venti milioni, trenta milioni, il giornale, le fotografie, la festa, l’attrice, Hollywood, Cannes e quant’altro. Erano tutte cose più normali. Canio mi ha detto: come mi piacerebbe avere un figlio da te. Figuriamoci, io avevo un marito che mi portava i libri sulle patologie neonatali e mi diceva: quali figli, ma tu sei pazza, e di colpo mi trovo un uomo che parla di continuità, che crede nella famiglia, nelle cose importanti, nei figli e tutto… Io, se c’è da prendere una decisione, sono una che decide rapidamente! Insomma, per farla breve, conoscevo Canio da sei mesi e, tac, ho lasciato mio marito: detto fatto. Me lo ricordo ancora come se fosse adesso: luglio, in barca…” Daniela pur precisando che il primo marito fu “un grande amore” in quanto a “vent´anni mi sembrava il principe azzurro delle favole”, ricorda come terminò il suo primo matrimonio: “Conoscevo il mio attuale compagno, Canio, da sei mesi e avevo capito che ormai il mio matrimonio era finito. Me lo ricordo ancora come fosse adesso: luglio, in barca. Mio marito sotto, in cabina, che studia, legge. Io scendo giù… mi veniva da stare male con quello che gli dovevo dire. Pensavo: e adesso come glielo dico che li lascio… questo qui, poveretto, mi muore. Come fa senza di me? Lui è un chirurgo eccezionale, ma non ha idea di come si paghi una fattura, non sa neppure cos´è l´Iva… Insomma, arrivo in cabina e dico: “Paolo, ti devo parlare”. “Adesso? Non vedi che sto studiando?”. “Adesso si, guarda che forse per te è meglio adesso”. “Che c´è?” “Tra noi è finita, mi sono innamorata di un altro, che vuole un figlio da me. Me ne vado”. “Ma che stai dicendo?”. “Non sono fesserie. Ti lascio” Ah, va bene. Però ti chiedo solo una cosa. Potresti, prima di andare via, organizzare la festa dell´undici di agosto in Sardegna?”. Ma tu guarda, mi sono detta: “Va bene, allora parto il dodici mattina”. Così si fa la festa, organizzo tutto, e il 12 lui viene da me e fa: “Allora, cosa fai, parti?” “Te l´avevo detto che sarei partita”. E lui: “Ma guarda che se parti non torni più”. “E chi vuole tornare!?”, gli rispondo. Figuriamoci, avevo già il taxi fuori. Ricordo che c´era un diluvio che non se n´è più visto un altro come quello, ma io, sotto la grandine, sono partita. Sembrava un film: tutta la situazione, la pioggia, la grandine… arrivo a Olbia. Da Olbia a Napoli e lì c´era già Canio, il mio grande amore, che mi aspettava… Poi, chissà, magari a settant´anni conosco un altro grande amore, ma questo non lo scrivere perché Canio è gelosissimo…” Daniela, da ragazza, voleva fare il ministro del tesoro, per un´inclinazione che così spiega: “A diciassette anni mi intervistarono insieme ad altre ragazze per una trasmissione tv, “Viva le donne”, con Amanda Lear e Andrea Giordana. A me chiesero a quale programma televisivo volessi partecipare. E io: al telegiornale. E poi: cosa vuol fare da grande? E io: il ministro del Tesoro. Avevo questa idea, nel mio immaginario di ragazzina, perché ho sempre pensato che nella vita è molto importante non essere un numero. Io volevo essere io: Daniela Santanchè e non Brambilla-Mario Rossi… ma non vorrei che questa cosa ,scritta, apparisse diversa dal mio pensiero… cioè, è noto che uno che fa il ministro del tesoro non è un cretino. E io non ha mai avuto l´aspirazione di fare quei lavori che danno subito visibilità o notorietà, come l´attrice, oppure la giornalista in televisione, ma, più che sulla prestanza fisica, ho sempre cercato di contare molto sul mio cervello. Allora, non è che volevo fare il ministro per diventare famosa, ma per fare una cosa in cui si diventa autorevoli, senza essere un numero, e dove si arriva solo se si ha una testa… Giulio Tremonti, ad esempio, per me era un genio…” Leggi anche... |
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Daniela rivela: “Chi ha insinuato che avrei comprato il cognome Santanchè ha detto una sciocchezza. Ma comprato cosa? Avessi sposato De Benedetti, Agnelli o Moratti, capisco, è un cognome… ma il cognome che ho sposato io, sono io che l´ho reso pubblico, mentre prima equivaleva a un Rossi qualunque.














