| Feb 18 2005 |
Dall’adolescenza alla maturità
Lui non voleva vedere l´evoluzione della famiglia, prima contadini, poi lui che diventa imprenditore nei trasporti… pensava fosse un gap il fatto chi io mi laureassi… ma se mio figlio domani fa più di me io sono contenta. Per mio padre invece ero quella che rifiutava le cose che lui aveva costruito. Io spiegavo: intanto mi laureo, poi tu mi mandi all´estero, quando torno nella tua società sarò più brava, perché porterò innovazione. Macchè, era arrabbiatissimo: vuoi andare a fare l´università! Mi ricordo che disse:fammi un conto di quanto costa stare a Torino, i libri, l´alloggio, e tutte le cose. Ci volevano circa cinquecentomila lire al mese. Va bene, dice, io te ne do centocinquanta. E il resto? Il resto ti aggiusti. Infatti per due anni, a Torino, feci veramente qualsiasi lavoro…” Daniela ritiene di essere stata “corteggiata più da grande che da ragazza” e al riguardo chiarisce: “alle scuole medie non piacevo, ero abbastanza bruttina, cioè… normale. E al liceo ero ancora molto magra, tutt´altro che piacente. Il mio primo amore l´ho avuto a sedici anni, lui era di Cuneo, otto anni più grande, ma, in generale, non ero presa da quelle cose, non mi interessavano, anche perché l´oggetto del desiderio, in casa, era mia sorella che aveva due anni di più sempre piena di corteggiatori. E così ho preferito evitare la competizione in quel campo, per cui finiva che le questioni sentimentali mi incuriosivano giusto se riguardavano le mie amiche o appunto, mia sorella. Ad esempio ricordo che lei ricevette una lettera d´amore, e io, che avevo quattordici anni, le scrissi la lettera di risposta. Ero più una consulente che una protagonista! I miei pensieri erano del tipo: come fare a scappare da Cuneo, i sogni sulla mia vita da grande, cioè riguardavano le cose che mi prefiggevo di fare. Diciamo che la mia esplosione l´ho avuta dopo i diciotto anni. E´ allora che ho cominciato ad essere notata e quindi, visto che mi sono sposata giovanissima, a ventuno anni, ho avuto pochi amori. Poi sono stata sposata fino a trentacinque anni, quando ho incontrato il padre di mio figlio. Insomma è andata così: le mie amiche raccontavano, piangevano, si disperavano, quello non le voleva, quell´altro faceva questo, io da ragazzina quei tormenti non li ho mai avuti… però li ho avuti da grande…” Daniela si dichiara “contenta, anche se ho avuto una vita molto difficile”, e chiarisce: “Ora ho un ottimo rapporto con i miei genitori, ma ho ricevuto da mio padre un´educazione molto dura e le mie scelte erano sempre disapprovate e ostacolate. Per me non c´era mai niente che non fosse sudato, faticato, forse perché ero una ribelle rompiballe, forse perché non accettavo le regole della famiglia, il conformismo, l´essere la figlia di Garnero a Cuneo. E allora volevo fare sempre il contrario di tutto: andavo sui pattini a rotelle, una cosa per cui mio padre diventava pazzo, mi dipingevo i capelli di rosso, mi truccavo, tutti atteggiamenti che davano fastidio ai miei genitori conservatori. Ma il più grande dispiacere l´ho dato loro a diciotto anni: era uso, nel mio ambiente dell´epoca, regalare ad una ragazza che diventava maggiorenne l´A112 Elegant. Io, invece per contrappormi a mio padre, mi impuntai per avere la Renault due cavalli, una macchina libera, la macchina dei figli dei fiori!. Fu una tragedia! Per tutta risposta, invece di darmi i soldi, mio padre me li fece guadagnare, facendomi lavorare tutta l´estate in azienda. Per non parlare di quando decisi di andare a passare l´estate in Inghilterra, e lui mi mandò un mese a raccogliere le fragole nei campi per mettere insieme i soldi del biglietto. E neanche quando sono diventata parlamentare è andata bene: nessuno della mia famiglia è mai venuto a vedermi alla Camera. E´ un piccolo dolore che resta nel mo cuore. Eppure ai miei genitori voglio un bene dell´anima, sono anche grata di essere stata educata così, perché sono il prodotto di quell´educazione. Però so che me la devo cavare da sola…” Daniela, nonostante l´opposizione dei genitori che l´accusavano di voler fare la brigatista, lasciò Cuneo per iscriversi all´Università di Torino, facoltà di Scienze Politiche: “I primi mesi nella nuova città - ricorda - furono davvero pesanti. Con i miei che non mi davano soldi mica potevo andare a fare la spesa e comprarmi quello che volevo: vivevo a cappuccini e brioche, che erano la cosa che costava di meno. Ma io ero comunque convinta di avere le capacità per guadagnarmi da vivere sempre e in ogni frangente. Così, nei primi due anni ho veramente fatto qualsiasi lavoro, dalla dog-sitter di tre cani di una vicina che portavo al parco tutte le mattine e tutte le sere alle otto, alle collanine, che andavano tanto di moda in quel periodo e che io facevo di notte. Quando non dormivo, perché avevo paura dei ladri, allora infilavo le palline e le perline. Poi, visto che ero molto brava a lavorare ai ferri, facevo anche le maglie di cotone e le vendevo ad una società di Milano. Poi facevo il door-to-door… per portare le cose… e la cameriera al bar Patria, dove però lavoravo solo due ore: avevo il mio grembiulino e servivo ai tavoli, anche perché non ero capace di fare altro, in un bar. Insomma, facevo di tutto e, passato il primissimo momento di ambientamento, i soldi per me non erano più un problema: e all´Università ero pure brava, perché studiavo…” Daniela, lasciò Cuneo subito dopo il liceo, nonostante la contrarietà della famiglia, per iscriversi all´università di Torino, facoltà di Scienze Politiche: “vivevo in una stradina al centro di Torino, in un palazzo con una piccola mansardina sotto il tetto, al quinto piano. Però nello stabile, l´ascensore arrivava solo fino al quarto, quindi per arrivare nel mio locale, si doveva fare una rampa di scale a piedi. La paura! Io non mi addormentavo fino alle cinque di notte dal terrore perché mi ero rifiutata di fare come le altre mie amiche che si erano messe in due o tre nella stessa casa, no, io volevo stare da sola, mi punivo per essermi trasferita da Cuneo contro tutto e contro tutti. Che incubo, però perché di notte stavo sempre a sentire l´ascensore, prima per capire se si fermava al quarto, poi se era al quarto, allora stavo attenta ad ascoltare i passi, se si fermavano al piano di sotto o se c´era qualcuno per le scale che saliva su da me. Però avevo una mia teoria: che i ladri o i rapinatori agivano solo di notte fonda, alle due, alle tre, perché poi la città si risvegliava, c´era gente in giro, e i malviventi che ne erano disturbati, scomparivano. Insomma, mi davo questa scusa, e alle cinque e mezzo, finalmente, dormivo. In questo modo però, durante la notte avevo modo di studiare tanto…”. Leggi anche... |
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Daniela dichiara di “essere diventata grande una volta andata via da Cuneo, a diciotto anni”. E infatti chiarisce: Dopo il liceo dissi a mio padre: vado a fare l´università a Torino, Scienze Politiche. E lui: `Allora sei una brigatista!´. Io volevo dimostrargli che ero una brava, una capace, ma quando mi ha detto che ero una brigatista, allora lì mi è crollato il mondo.














