| Apr 01 2007 |
”L’Italia dei nostri figli”Vi siete mai chiesti come sara’ l’Italia quando i nostri figli che oggi frequentano l’asilo o la scuola elementare avranno quaranta o cinquanta anni? Sfogliando l’ottima rassegna stampa realizzata dalla Camera dei Deputati, consultabile gratuitamente da tutti su internet, ho letto in proposito un servizio giornalistico che, basandosi su alcuni studi di sociologi e demografi, tracciava un identikit di quella che diventera’ la societa’ italiana nel 2050. Gli italiani vivranno di piu’ ma faranno sempre meno figli. L’immigrazione non si fermera’. Anzi, arriveranno sempre piu’ stranieri. Il calo delle nascite dei nostri bambini sara’ pero’ compensato dall’aumento di figli nati da persone straniere e da unioni miste. Nel 2050 ci saranno tanti nonni italiani e tanti nipotini stranieri. Cambieranno tante cose: le famiglie, le classi scolastiche, i colleghi di lavoro, i cibi, la musica, i dialetti. Tutto questo e’ inevitabile, che piaccia o meno. Gli studiosi ammettono pero’ di non poter dare una risposta alla domanda piu’ importante: riusciremo a convivere con altri popoli e altre culture o ci limiteremo a coabitare? Avremo integrazione o integralismo? Vivremo in armonia o ci aspetta uno scontro di civilta’? In altre parole: questo epocale e inevitabile cambiamento sara’ un bene o sara’ un male per i nostri figli e i figli dei nostri figli? Una cosa e’ certa. Restare indifferenti di fronte a questo processo, cioe’ scegliere di non scegliere, aspettare e vedere, e’ una scelta ‘’suicida”. Il grande problema infatti non e’ se accettare o non accettare questo processo di trasformazione della societa’ italiana. L’alternativa e’ tra subirlo oppure governarlo. Tra il viverlo come una minaccia oppure come una opportunita’. In ogni caso e’ una realta’ con cui dovremo convivere. Se noi riusciremo a convivere con i popoli e le culture che si insedieranno in Italia, daremo vita ad una vera integrazione e potremo sperare in un futuro sereno. Se, viceversa, ci limiteremo a coabitare, chiamando ”tolleranza” la nostra indifferenza ai problemi e al destino degli altri, invece che integrazione produrremo integralismo. La storia d’Italia, dall’epoca romana e ancora prima, e’ la storia di un paese e di un popolo che ha sempre saputo accogliere genti per integrarle. Il nostro Paese, nel mezzo del mare Mediterraneo congiunzione verso tre continenti, ha sempre avuto un ruolo strategico e spesso, della necessita’ ha fatto virtu’. Mi impressiona immaginare che gia’ duemila anni fa, quando Roma era la capitale del mondo, per i nostri antenati era del tutto normale incontrare per le strade della citta’ bianchi e neri, africani e caucasici, popoli nordici e popoli mediorientali. Cosi’ come era comune vedere spettacoli con animali strani ed esotici: elefanti, giraffe, tigri, pantere. L’impero romano seppe assimilare e integrare genti, religioni e culture differenti dosando tolleranza e autorita’. Le differenze venivano assorbite dalla cittadinanza romana e da un corpo di leggi comuni e ”liberali” per l’epoca. L’impero crollo’ quando non seppe piu’ bilanciare al proprio interno le diverse anime che lo componevano e pretendevano rappresentanza. La tolleranza divenne indifferenza e da forza si trasformo’ in debolezza. E l’impero collasso’ inesorabilmente. La forza dell’integrazione e’ quella che rende oggi gli Stati Uniti d’America il nuovo impero mondiale. Negli Usa infatti i valori della liberta’, della tolleranza e del rispetto delle leggi sono comuni e condivisi da tutti, anche dai gruppi etnici e dalle minoranze che continuano a custodire gelosamente e a coltivare la propria cultura e le proprie tradizioni. Anzi, sono quelle stesse comunita’ sudamericane, islamiche, cinesi o italiane che stigmatizzano il comportamento di coloro che non si riconoscono nei valori comuni di tutti gli americani. Uno dei problemi, secondo me, e’ che noi non conosciamo e non apprezziamo abbastanza la nostra storia, la nostra cultura, i nostri valori, la nostra identita’. Prima di conoscere gli altri dobbiamo conoscere noi stessi. Solo cosi’ potremo imparare ad accettare valori a cui ci sentiamo affini e a rifiutare comportamenti che riteniamo intollerabili. Come faremo a difendere la nostra identita’ se non sappiamo qual e’? Come faremo a confrontarci con popoli decisi e determinati, certi del loro ‘’stile di vita” e dei loro valori se non abbiamo punti di riferimento sicuri e stabili, se non ci sentiamo ancorati alla nostra terra, al nostro passato, alla nostra storia? Mentre riflettevo guardavo mio figlio Lorenzo, nel 2050 avra’ sessanta anni. Leggi anche... |
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