Petizione
Strade Protette
Le Donne Violate
La Donna Negata
Sesso, potere e intercettazioni ai tempi del Cav.
La Donna Negata

Sondaggio

Approvato il federalismo demaniale: siete d'accordo che i beni demaniali vengano restituiti al territorio a cui sono storicamente legati e che gli enti locali se ne assumano la responsabilità?

Risultati

Loading ... Loading ...

Archivio sondaggi

Mag 01 2007

Esporre le debolezze umane di una persona alla pubblica disapprovazione per screditarne l’immagine e l’opera, è una pratica vecchia quanto la storia umana.

(Daniela Santanchè)
Tags:

ARTICOLO 1 -’L’ITALIA È UNA REPUBBLICA FONDATA SULLE INTERCETTAZIONI’.

ARTICOLO 2 - ‘OGNI CITTADINO HA DIRITTO DI CONOSCERE INFORMAZIONI SENSIBILI RIGUARDANTI LA VITA PRIVATA, INTIMA, PERSONALE, AFFETTIVA, SESSUALE E SANITARIA DI QUALSIASI ALTRO CITTADINO, CHE ABBIANO OPPURE NON ABBIANO ATTINENZA CON INDAGINI GIUDIZIARIE’.

LE TECNOLOGIE DELLA CAPTAZIONE E DELL’ASCOLTO SONO TALMENTE POTENTI ED INVASIVE DA ESSERE IN GRADO DI CONTROLLARE MOVIMENTI, PAROLE E PENSIERI DI CHIUNQUE.

Sono anni, ormai, che la vita politica ed economica d’Italia procede a colpi di scandali, ricatti, minacce, intercettazioni legali e illegali. Gli italiani sembrano essersi rassegnati a vivere in un ‘Paese Anormale’ la cui costituzione materiale – l’insieme delle regole, degli usi e le consuetudini, dei comportamenti collettivi concreti e quotidiani - non si allontana di molto dai due paradossali articoli sopra enunciati. La gente ormai appare rassegnata a convivere con un insieme di dispositivi, apparati e tecnologie che ‘denudano l’anima’. Ogni giorno siamo filmati dalle telecamere delle televisioni a circuito chiuso che si trovano ovunque: per strada, in banca, negli uffici. Quando parliamo al telefono fisso o al cellulare e quando mandiamo un sms ai nostri figli, mariti, mogli, genitori e amici, le nostre parole vengono memorizzate e archiviate. Lasciamo tracce indelebili anche quando navighiamo in internet, preleviamo dal bancomat o usiamo la carta di credito.

Ogni giorno, inoltre, le pagine dei giornali sono inondate da stralci di intercettazioni, legalmente o abusivamente effettuate, che riguardano un’infinità di personaggi e situazioni: dai furbetti del quartierino alle vicende Telecom, da vallettopoli alle inchieste sul commercio di fotografie rubate e di ricatti a danno di imprenditori, politici, sportivi, stelle e stelline della tv. La pubblicazione di notizie riservate che aprono squarci impietosi sulle vite private fanno vendere più copie, e attirano i lettori come api sul miele. Le tecnologie della captazione e dell’ascolto sono talmente potenti ed invasive da essere in grado di controllare movimenti, parole e pensieri di chiunque.

Esse dovrebbero essere utilizzate nel riserbo e con discrezione, così come avviene in tutte le democrazie avanzate, soltanto per inchieste sul terrorismo, sulla mafia, sulla criminalità, anche quella economica. Invece così non è. E più la tecnologia permette di scavare dentro la nostra vita privata e di scrutare la nostra intimità, più diventa necessario e urgente sottoporla a regole per evitare abusi e distorsioni e per garantire un altro dei diritti fondamentali dell’individuo: il diritto ad avere una vita privata, sottratta al controllo occhiuto dello Stato e di chiunque altro.

Proprio per affrontare questi temi è stato istituito il ‘Garante per la privacy’ che, purtroppo, ha soltanto il potere di segnalare, allertare, proporre e discutere, ma non ha la forza per fermare gli abusi e imporre comportamenti corretti.
Nei telefilm americani, il poliziotto che mette le manette al malvivente ripete sempre la famosa frase: ‘Hai diritto ad un avvocato, hai diritto a rimanere in silenzio, ma sappi che tutto ciò che dirai potrà essere usato contro di te’. Siccome chiunque potrebbe essere intercettato e qualunque comunicazione confidenziale registrata, archiviata e pronta ad essere usata al momento opportuno, ciascun cittadino può essere dato in pasto all’opinione pubblica. E così l’Italia diventa una Repubblica basata sulle intercettazioni e la nostra democrazia corre un grave rischio.

Infatti non basta dire, come fanno alcuni: ‘Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere’. Chi, tra noi, non ha mai detto o fatto cose che, anche se non costituiscono reato, sarebbero in grado di stroncare reputazione e carriera se venissero rese pubbliche? Chi di noi se la sentirebbe di scagliare la prima pietra? Nessuno, credo. Eppure questo è quello che avviene quotidianamente. Esporre le debolezze umane di una persona alla pubblica disapprovazione per screditarne l’immagine e l’opera, è una pratica vecchia quanto la storia umana. E la pietra può essere scagliata contro chiunque. Per questo bisogna reagire. E la prima misura che cercherò di realizzare consiste nel trovare modi più efficaci per vietare la pubblicazione di intercettazioni legalmente effettuate a fini di indagine giudiziaria fino al dibattimento in aula.

LA PRIMA MISURA CHE CERCHERÒ DI REALIZZARE CONSISTE NEL TROVARE MODI PIÙ EFFICACI PER VIETARE LA PUBBLICAZIONE DI INTERCETTAZIONI LEGALMENTE EFFETTUATE A FINI DI INDAGINE GIUDIZIARIA FINO AL DIBATTIMENTO IN AULA.

In quel momento del processo, infatti, l’accusa, la difesa e tutte le parti in causa hanno la possibilità di confrontarsi ‘ad armi pari’, di spiegarsi, difendersi, illustrare il significato della proprie affermazioni, proporre prove e documenti a sostegno delle proprie tesi. E per finirla con questa storia della lesa libertà di stampa, proporrò sanzioni non per i giornalisti, che comunque il più delle volte vengono imbeccati dagli stessi inquirenti, ma per gli editori che pubblicano intercettazioni e verbali vietati. Se un’azienda inquina, non si denuncia l’operaio, ma chiude l’azienda, così come per i ristoranti, pizzicati con i topi in cucina e qualsiasi esercizio pubblico. E così per i giornali. Vengono pubblicati atti secretati, si chiude il giornale per 7 o 15 giorni. Sarà così l’editore stesso, come qualsiasi imprenditore, a vigilare sul comportamento dei suoi dipendenti.

La libertà di informazione deve sempre essere garantita, ci mancherebbe altro. Ma l’informazione non è solo un diritto, è anche un potere. Oggi il ‘quarto potere’ è in grado di distruggere la carriera e la vita privata di politici, imprenditori, giornalisti e cittadini comuni. Il che vuol dire, in altre parole, che è in grado di bloccare o condizionare disegni di legge, progetti economici, inchieste giornalistiche e diritti individuali.
Quando la politica, l’economia, l’informazione e la vita delle persone vengono decisi dalla pubblicazione o meno di un’intercettazione telefonica, di una fotografia, di una confidenza fatta ad un amico, lo Stato di diritto si è già trasformato in qualcosa d’altro.

Maggio 2007

Leggi anche...


 

Appuntamenti

  • Nessun evento.
Convivere