| Mag 01 2007 |
Esporre le debolezze umane di una persona alla pubblica disapprovazione per screditarne l’immagine e l’opera, è una pratica vecchia quanto la storia umana.ARTICOLO 1 -’L’ITALIA È UNA REPUBBLICA FONDATA SULLE INTERCETTAZIONI’. ARTICOLO 2 - ‘OGNI CITTADINO HA DIRITTO DI CONOSCERE INFORMAZIONI SENSIBILI RIGUARDANTI LA VITA PRIVATA, INTIMA, PERSONALE, AFFETTIVA, SESSUALE E SANITARIA DI QUALSIASI ALTRO CITTADINO, CHE ABBIANO OPPURE NON ABBIANO ATTINENZA CON INDAGINI GIUDIZIARIE’. LE TECNOLOGIE DELLA CAPTAZIONE E DELL’ASCOLTO SONO TALMENTE POTENTI ED INVASIVE DA ESSERE IN GRADO DI CONTROLLARE MOVIMENTI, PAROLE E PENSIERI DI CHIUNQUE. Sono anni, ormai, che la vita politica ed economica d’Italia procede a colpi di scandali, ricatti, minacce, intercettazioni legali e illegali. Gli italiani sembrano essersi rassegnati a vivere in un ‘Paese Anormale’ la cui costituzione materiale – l’insieme delle regole, degli usi e le consuetudini, dei comportamenti collettivi concreti e quotidiani - non si allontana di molto dai due paradossali articoli sopra enunciati. La gente ormai appare rassegnata a convivere con un insieme di dispositivi, apparati e tecnologie che ‘denudano l’anima’. Ogni giorno siamo filmati dalle telecamere delle televisioni a circuito chiuso che si trovano ovunque: per strada, in banca, negli uffici. Quando parliamo al telefono fisso o al cellulare e quando mandiamo un sms ai nostri figli, mariti, mogli, genitori e amici, le nostre parole vengono memorizzate e archiviate. Lasciamo tracce indelebili anche quando navighiamo in internet, preleviamo dal bancomat o usiamo la carta di credito. Ogni giorno, inoltre, le pagine dei giornali sono inondate da stralci di intercettazioni, legalmente o abusivamente effettuate, che riguardano un’infinità di personaggi e situazioni: dai furbetti del quartierino alle vicende Telecom, da vallettopoli alle inchieste sul commercio di fotografie rubate e di ricatti a danno di imprenditori, politici, sportivi, stelle e stelline della tv. La pubblicazione di notizie riservate che aprono squarci impietosi sulle vite private fanno vendere più copie, e attirano i lettori come api sul miele. Le tecnologie della captazione e dell’ascolto sono talmente potenti ed invasive da essere in grado di controllare movimenti, parole e pensieri di chiunque. Esse dovrebbero essere utilizzate nel riserbo e con discrezione, così come avviene in tutte le democrazie avanzate, soltanto per inchieste sul terrorismo, sulla mafia, sulla criminalità, anche quella economica. Invece così non è. E più la tecnologia permette di scavare dentro la nostra vita privata e di scrutare la nostra intimità, più diventa necessario e urgente sottoporla a regole per evitare abusi e distorsioni e per garantire un altro dei diritti fondamentali dell’individuo: il diritto ad avere una vita privata, sottratta al controllo occhiuto dello Stato e di chiunque altro. Proprio per affrontare questi temi è stato istituito il ‘Garante per la privacy’ che, purtroppo, ha soltanto il potere di segnalare, allertare, proporre e discutere, ma non ha la forza per fermare gli abusi e imporre comportamenti corretti. Infatti non basta dire, come fanno alcuni: ‘Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere’. Chi, tra noi, non ha mai detto o fatto cose che, anche se non costituiscono reato, sarebbero in grado di stroncare reputazione e carriera se venissero rese pubbliche? Chi di noi se la sentirebbe di scagliare la prima pietra? Nessuno, credo. Eppure questo è quello che avviene quotidianamente. Esporre le debolezze umane di una persona alla pubblica disapprovazione per screditarne l’immagine e l’opera, è una pratica vecchia quanto la storia umana. E la pietra può essere scagliata contro chiunque. Per questo bisogna reagire. E la prima misura che cercherò di realizzare consiste nel trovare modi più efficaci per vietare la pubblicazione di intercettazioni legalmente effettuate a fini di indagine giudiziaria fino al dibattimento in aula. LA PRIMA MISURA CHE CERCHERÒ DI REALIZZARE CONSISTE NEL TROVARE MODI PIÙ EFFICACI PER VIETARE LA PUBBLICAZIONE DI INTERCETTAZIONI LEGALMENTE EFFETTUATE A FINI DI INDAGINE GIUDIZIARIA FINO AL DIBATTIMENTO IN AULA. In quel momento del processo, infatti, l’accusa, la difesa e tutte le parti in causa hanno la possibilità di confrontarsi ‘ad armi pari’, di spiegarsi, difendersi, illustrare il significato della proprie affermazioni, proporre prove e documenti a sostegno delle proprie tesi. E per finirla con questa storia della lesa libertà di stampa, proporrò sanzioni non per i giornalisti, che comunque il più delle volte vengono imbeccati dagli stessi inquirenti, ma per gli editori che pubblicano intercettazioni e verbali vietati. Se un’azienda inquina, non si denuncia l’operaio, ma chiude l’azienda, così come per i ristoranti, pizzicati con i topi in cucina e qualsiasi esercizio pubblico. E così per i giornali. Vengono pubblicati atti secretati, si chiude il giornale per 7 o 15 giorni. Sarà così l’editore stesso, come qualsiasi imprenditore, a vigilare sul comportamento dei suoi dipendenti. La libertà di informazione deve sempre essere garantita, ci mancherebbe altro. Ma l’informazione non è solo un diritto, è anche un potere. Oggi il ‘quarto potere’ è in grado di distruggere la carriera e la vita privata di politici, imprenditori, giornalisti e cittadini comuni. Il che vuol dire, in altre parole, che è in grado di bloccare o condizionare disegni di legge, progetti economici, inchieste giornalistiche e diritti individuali. Leggi anche... |
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