| Lug 01 2007 |
La vera sfida della nostra società oggi è misurarsi ogni giorno con gli altri, restando però ben ancorati a quei valori che ci rappresentano.Il merito e la concorrenza erano un tempo concetti minoritari in Italia, ora sono esigenze sentite da tutti; è quanto afferma sul Corriere della Sera, in un articolo molto interessante, l’economista Francesco Giavazzi: Finalmente, dico io. Personalmente mi annovero in quella percentuale di persone, un tempo a detta di Giavazzi ”minoritaria”, che sempre ha caparbiamente sentito questi due fattori come un’eigenza indispensabile per uno sviluppo sano di qualsiasi economia. Chi considerava le liberalizzazioni come un demone da sconfiggere a tutti i costi, ha dovuto fare i conti con la realtà di una società profondamente trasformata. Nel nostro Paese fino a qualche anno fa quando si parlava di concorrenza e liberalizzazioni quasi si veniva additati come nemici dello Stato. Oggi invece, ne è da tutti riconosciuta l’importanza.Ma d’altronde non poteva essere altrimenti, solo chi non aveva i piedi ben piantanti nel ‘terreno economico’ o chi non voleva vedere l’evolversi del mercato teorizzava percorsi alternativi, ma la globalizzazione, la nostra appartenenza all’Unione Europea, il mercato mondiale, hanno messo queste persone di fronte a problemi concreti ‘di sopravvivenza economica’ e non solo, e allora, chi considerava le liberalizzazioni come un demone da sconfiggere a tutti i costi, ha dovuto fare i conti con la realtà di una società profondamente trasformata.Come dice Mario Monti ‘la via ormai è stretta, il sentiero che ogni Paese deve percorrere non lascia molto spazio alle ideologie’. Ci sono responsabilità che è necessario prendersi, non si può restare completamente avulsi dalla realtà che ci circonda, pertanto la vera sfida della nostra società oggi è misurarsi, confrontarsi ogni giorno con gli altri, anche coloro che sono dall’altro capo del mondo, restando però ben ancorati a quei valori che ci rappresentano, come identità, come storia, come tradizione e cultura. Dobbiamo finalmente capire che ciò che si può ottenere e rendere proprio, può arrivare soltanto dalla nostra consapevolezza e dalle nostre capacità. Ciò in cui l’Italia eccelle è noto a tutti; il made in Italy, però, non è soltanto vestiti e accessori, ma è anche ingegneria, architettura, gastronomia, aziende vinicole che spesso sono più note all’estero che in patria ed è a questi che noi dobbiamo rendere merito e dare tutti gli aiuti necessari perché sopravvivano a questa trasformazione del mercato. Supportare i giovani che vogliono portare avanti un progetto, ma che sono bloccati e resi ‘inabili’ da una burocrazia farraginosa, fatta di mille cavilli che non solo toglie a loro l’entusiasmo, ma deprime l’intero mercato, è un dovere delle istituzioni.Nella scorsa legislatura sono riuscita a far passare un provvedimento che aiutava giovani stilisti, alcuni di loro, adesso, hanno maggiore visibilità grazie a quel piccolo supporto e hanno potuto mettere su un proprio laboratorio artigiano dando lavoro ad altre persone. È lecito pensare quindi che dove c’è investimento e buona volontà la positiva ricaduta sociale è praticamente certa. Una volta un importante americano mi disse: ‘la qualità dei lavori artigiani in Italia non si trova da nessuna parte del mondo e se voglio qualcosa di particolare, che possa essere la cosa più strana o assurda, è solo in Italia che mi dicono… ‘vediamo cosa si più fare’ e la fanno!’ È questa la nostra eccellenza, che dobbiamo tenerci cara e tutelare il più possibile perché in questo campo non abbiamo avversari.Non biasimo quelle aziende che hanno deciso di portare all’estero, le loro produzioni però mi rammarico molto, perché, così facendo si sta regalando, a costo zero, il nostro ‘know-how’ a questi Paesi, i quali, acquisite tutte le competenze indispensabili si comporteranno di conseguenza alle spietate leggi del mercato. E dove sarà il loro merito? Non c’è, in compenso ci sarà la loro agguerritissima concorrenza nei confronti dei nostri prodotti e dei nostri servizi e ciò già sta accadendo purtroppo.Nella beffa, chiunque può chiaramente leggere il nostro demerito, quello di non essere stati in grado di tutelare ciò che ci eravamo conquistati con anni di esperienza.È arrivata l’estate che porta spensieratezza e disimpegno e forse questi argomenti non sono proprio adatti, però per tutti noi queste riflessioni sono necessarie perché non è ancora detta l’ultima parola, in fondo siamo italiani, popolo di Santi, di navigatori e di inventori.Buona estate a tutti. Leggi anche... |
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