PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina avevo apprezzato molto la presenza del ministro Padoa Schioppa in aula, perché mi sembrava importante quale segnale di attenzione nei confronti del Parlamento. Purtroppo, devo riconsiderare l’inizio del mio discorso, perché vedo che il ministro Padoa Schioppa tale attenzione non ce l’ha.
È giunto stamattina ma, dopo il suo intervento, ha preferito sicuramente altri impegni, e ciò devo dirlo e mi dispiace, perché non fa parte di quell’educazione istituzionale che tutti i ministri e tutti i membri del Parlamento dovrebbero avere.
Detto questo, nella precedente legislatura ho svolto la funzione di relatore sulla legge finanziaria e la complessità e la difficoltà di gestire l’esame parlamentare di un provvedimento tanto articolato quale la legge finanziaria, voglio precisarlo, non ci deve far trascurare l’importanza del DPEF, che della legge finanziaria fissa le premesse.
Continuerò il mio discorso rivolgendomi al ministro, come se fosse in aula. Volevo dirle, signor ministro, che spesso, nelle audizioni in Commissione bilancio, ci ha già ricordato più volte di non essere un politico, ma un tecnico. Bene, signor ministro, credo che nel suo intervento di questa mattina ciò si evinceva benissimo. Lei, infatti, dovrebbe sapere che non è compito dell’opposizione fissare i numeri dei saldi da raggiungere nell’attuale legislatura, ma è invece uno stretto compito del Governo.
Peraltro, il cardine della nostra risoluzione è la bassa crescita e non, come nel Documento di programmazione economico-finanziaria, la compressione della spesa.
Questa mattina siamo in presenza di un appuntamento di carattere strategico, un appuntamento al quale non si può mancare, vista la grande necessità di ritrovare la strada di una crescita più consistente per la nostra nazione. Proprio la consapevolezza e l’importanza dell’occasione offerta dall’esame del DPEF mi induce a dichiarare con assoluta chiarezza, signor ministro, la totale insoddisfazione delle mio gruppo nei confronti del suo Documento. Infatti, siamo di fronte ad un’occasione che abbiamo assolutamente perso!
Questo difetto del Documento da lei predisposto, signor ministro, è tanto più grave perché si tratta del primo DPEF del nuovo Governo e della nuova maggioranza, che avrebbe dovuto predisporre un DPEF di legislatura.
Siamo tutti convinti del fatto che il primo obiettivo che dovrebbe ispirare l’azione del Governo è il sostegno dello sviluppo. Tale convinzione appartiene a tutti, tranne al Governo che, invece, ha focalizzato quasi tutta la sua attenzione sulla parte relativa al risanamento dei conti pubblici. Quella del risanamento credo sia una specie di ossessione per il Governo e soprattutto per lei, ministro Padoa Schioppa. Appena insediato, lei ha denunciato con forza una presunta drammaticità della situazione finanziaria del paese, che sarebbe stata addirittura più grave rispetto ai conti del 1992. Si è poi affidato alle cure di autorevoli studiosi estranei, a quelli che dovrebbero essere gli organismi che istituzionalmente dovrebbero affrontare la materia per quantificare il maggiore deficit.
Dopo aver suscitato, quindi, un grande allarme generale e provocato i mercati finanziari nonché le autorità comunitarie, il ministro ci ha spiegato che, grazie ai suoi buoni rapporti con le autorità europee, è riuscito ad evitare gravi danni, senza neanche porre in essere una vera manovra correttiva per l’anno 2006. A questo punto ci si chiede se le autorità comunitarie fondino le loro decisioni sui rapporti di amicizia e di consuetudine personale oppure - come ovviamente dobbiamo ritenere - sui dati oggettivi. È evidente che l’allarme e la drammatizzazione sui conti pubblici che hanno contrassegnato l’avvio dell’attività di questo Governo non erano fondate su validi argomenti. Se non conoscessi il rigore morale del ministro Padoa Schioppa, dovrei pensare che mentiva sapendo di mentire!
Più in generale, il DPEF delinea una strategia che potrebbe creare una situazione di assoluta incertezza e di precarietà, nella quale si priverebbero gli italiani della speranza di un futuro di maggiore benessere e di una maggiore ricchezza. Si preannuncia, invece, al paese un lungo percorso di sacrifici, di tagli drastici delle spese, di ridimensionamento della spesa sociale, di aumento delle tasse e dei contributi, a partire anche dal ticket per le spese sanitarie. Ciò senza alcuna contropartita, senza avvertire nemmeno l’esigenza - che lei, signor ministro, invece sente molto fortemente - di apparire a livello internazionale come il «signor no», per incassare il riconoscimento per una politica volta esclusivamente al rigore. Questo, signor ministro, certamente potrà giovare alla sua immagine, ma rischia di produrre gravi danni al paese che, a causa di una politica recessiva, potrebbe subire l’intercettazione di quella crescita che sta avvenendo in tutti i paesi dell’euro.
La visione della politica finanziaria come politica di mero contenimento, che non apprezza e non valuta le priorità, non è in grado di perseguire alcuna iniziativa, se non quella della riduzione del deficit. Tale politica può ricondursi al fatto che lei, signor ministro, è il ministro del controllo della spesa e non il ministro della politica economica e finanziaria di questo Governo. Il suo DPEF - mi dispiace dirlo - è una cornice, ma senza colori e senza nemmeno una tela. È davvero convinto, signor ministro, che la sua credibilità sia sufficiente ad evitare il rischio di alimentare un diffuso conflitto sociale per una politica che rischia di scontentare tutte le categorie produttive: imprenditori, professionisti, ma anche lavoratori dipendenti? Ne è convinto? Crede davvero di poter mettere in campo una riforma del sistema pensionistico, una riforma delle professioni, una riduzione della spesa sanitaria, una diminuzione di trasferimenti agli enti territoriali e della spesa per i pubblici dipendenti, in nome e solo esclusivamente del massimo rigore finanziario? Ne è davvero convinto? O piuttosto non rischiamo, così facendo, di deprimere i consumi, di bloccare quelli che dovrebbero essere i nuovi investimenti e scoraggiare quel recupero, da parte delle nostre imprese, della capacità di competere veramente sui mercati internazionali?
Vorrei che lei riflettesse su questo: l’esperienza degli anni passati e non soltanto dell’Italia, ma dei grandi paesi europei, dimostra che senza tassi di crescita consistenti è più difficile, se non impossibile, il risanamento della finanza pubblica e, soprattutto, la realizzazione delle riforme strutturali. D’altra parte - è sotto gli occhi di tutti -, anche gli Stati Uniti d’America dimostrano che non ci possono essere tassi di sviluppo consistenti senza una forte domanda pubblica che privilegi le spese produttive, in grado di generare gli effetti moltiplicativi sull’economia.
Questo è quanto dovevo dire in merito al suo Documento di programmazione economico-finanziaria. Vorrei inoltre sottolineare che ci ha molto sorpreso la terza risoluzione che è stata presentata dall’Italia dei Valori, dal ministro Di Pietro, che fa esplodere - non soltanto stamattina, ma come sempre - le grandi contraddizioni che ci sono nel centrosinistra. Quando c’è un Governo che non è d’accordo sulla politica estera e sulla politica economica, questo è inevitabilmente fonte di preoccupazione per il paese.
Avrei molto apprezzato - e concludo - un discorso diverso, da parte del ministro, di riqualificazione della spesa pubblica, piuttosto che di una sua generale compressione. Temo che il Governo in questo modo si privi la possibilità di incidere sugli andamenti dell’economia, se non addirittura - paradossalmente - possa determinarne l’ulteriore indebolimento. Questi sono i motivi per cui preannuncio il voto contrario del gruppo di Alleanza Nazionale sul Documento di programmazione economico-finanziaria e la piena adesione, invece, alla proposta di risoluzione a prima firma dell’onorevole Alberto Giorgetti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
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