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Set 01 2007

Proprio perché abbandonare la corrente è così difficile, farlo è così importante.

(Daniela Santanchè)
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Sono sempre più convinta che l’anticonformismo sia il sale della vita, ciò che rende ogni persona diversa, autentica, in grado di trasmettere qualcosa di nuovo e di originale agli altri.

La storia insegna che le conquiste del pensiero e delle scienze, le libertà civili e il progresso dell’umanità sono stati resi possibili grazie alla passione, spesso al sacrificio, di uomini e donne che hanno saputo vivere senza essere schiavi del ’si dice, si pensa, si fa così… qui da noi’: persone che hanno avuto il coraggio di cercare, accettare e realizzare fino in fondo la propria missione unica e irripetibile.

Anche oggi essere anticonformisti non significa ‘disobbedire a qualcuno o a qualcosa’. Significa innanzitutto ‘obbedire a se stessi’ e avere il coraggio di restare fedeli ai propri valori.

Molti di coloro che oggi sono considerati modelli da imitare, durante la propria vita erano
spesso considerati trasgressivi, pericolosi per l’ordine costituito e quindi da eliminare: primo tra tutti Gesù di Nazareth, la cui ‘parola nuova’ ha rappresentato uno scandalo enorme rispetto ai valori e alle regole del tempo e della società in cui è vissuto. In un mondo in cui erano considerati eroi coloro che combattevano, vincevano i nemici, sottomettevano popoli ed erigevano templi a nuovi dei, un umile uomo predicava il perdono, insegnava a porgere l’altra guancia, diceva ‘beati gli ultimi’.

Anche oggi essere anticonformisti non significa ‘disobbedire a qualcuno o a qualcosa’. Significa innanzitutto ‘obbedire a se stessi’ e avere il coraggio di restare fedeli ai propri valori senza cedere alle mode, ai pregiudizi, alle consuetudini e alle convenzioni che rassicurano i membri del ristretto gruppo sociale a cui si appartiene.

Per quanto mi riguarda, una delle esperienze più significative lungo la strada alla scoperta dei miei valori l’ho compiuta anch’io – come moltissimi altri della mia generazione – durante gli anni ’70. Però in direzione opposta rispetto alla corrente comune. Mentre ciascuno sosteneva di seguire la propria strada personale per affermare una nuova coscienza individuale e collettiva, a me sembrava che la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze non facessero altro che andar dietro alle mode assoggettandosi ai diktat di cattivi maestri fanatici ed esaltati.

Già alle scuole superiori, allora in stragrande maggioranza pervase da una cultura marxista-leninista-maoista allo stesso tempo ingenua e feroce, io mi sentivo diversa dai miei ‘compagni’. E per il solo fatto di esprimere dubbi e di non conformarmi agli altri studenti nel vestire o nel parlare venivo automaticamente collocata a destra, sebbene allora non avessi ancora maturato una precisa coscienza politica.

Ma ricordo che già allora comprendevo perché il poeta Pasolini, destando scandalo tra gli intellettuali di sinistra, simpatizzasse con i poliziotti e non con gli studenti in occasione di quelle manifestazioni di piazza che spesso degeneravano in violenti scontri tra contestatori e forze dell’ordine. Molti dei contestatori erano infatti figli di papà appartenenti a famiglie benestanti. Tolto l’eschimo, la kefiah e le clark, si mettevano lo smoking ed andavano a cena in ville di lusso o in vacanza negli States. Al contrario i poliziotti – spesso giovani quanto i contestatori – erano sempre figli di povera gente, di operai, di immigrati. Erano costretti a lavorare per vivere, per mantenere la famiglia, per dare ai propri figli la possibilità di studiare e di avere un futuro migliore.

Ecco perché a distanza di trent’anni da quel periodo, di fronte alle nuove e inedite sfide che il XXI° secolo pone all’umanità intera – dalle biotecnologie alle neuroscienze, dall’equilibrio dell’ecosistema al terrorismo globale – provo una tristezza infinita nel vedere certi giovani d’oggi contestare ‘il sistema’ attraverso un vecchio, trito e triste armamentario di frasi fatte contro l’imperialismo, il capitalismo, il consumismo, l’occidente, la borghesia, ricalcando comportamenti e schemi mentali del passato, del tutto inadeguati a comprendere e risolvere i problemi di oggi.

Proprio perché abbandonare la corrente è così difficile, farlo è così importante.

Nell’Italia del 2007, mentre prevale quella che il sociologo Hughes ha definito ‘la cultura del piagnisteo’, sono realmente anticonformiste quelle persone che invece di lamentarsi continuamente si rimboccano le maniche e, ’sporcandosi le mani’, lavorano in silenzio per migliorare la propria vita e quella degli altri. Veramente trasgressivi, oggi, sono i ragazzi che finalmente la smettono di farsi un tiro di cocaina o una canna il sabato sera, che si rifiutano di entrare in una discoteca alle due di notte perché altrimenti sono considerati ’sfigati’, che non vanno in crisi perché i loro genitori non gli possono regalare l’automobile ‘giusta’. In un Paese in cui molti giovani vivono coccolati dai genitori fino a quarant’anni è davvero trasgressivo il figlio che lascia la casa paterna per mettersi alla prova nei confronti della vita. E’ trasgressivo il laureato in ingegneria che ha l’umiltà di accettare un primo lavoro qualsiasi pur di fare esperienza pratica. E’ coraggiosa la giovane coppia che decide di sposarsi e di crescere dei figli, facendo sacrifici, in un mondo che invita ciascuno di noi ad abbandonarsi al presente e all’egoismo più sfrenato.

Essere se stessi, mentre tutto intorno cambia continuamente, è probabilmente la sfida più difficile della vita. E forse oggi essere autentici è più difficile che in passato. Alla pressione della famiglia, della morale sociale e delle autorità, si è aggiunta la seduzione anonima e impersonale dei mass media che ci bombardano continuamente di messaggi quasi sempre vuoti di sostanza ma colmi di falsi valori e di modelli negativi, questa però non deve essere una scusa. Proprio perché abbandonare la corrente è così difficile, farlo è così importante.

Ottobre 2007

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