| Nov 01 2007 |
Anche noi genitori siamo in parte responsabili delle paure e dell’atteggiamento dei nostri ragazzi nei confronti delle difficoltà.I ‘bamboccioni’: con quest’espressione il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa intendeva indicare i ragazzi che vivono in casa fino ai 30, 35 anni e che rinunciano a costruirsi una vita indipendente e autonoma non solo per le difficoltà oggettive della vita – come gli affitti troppo cari o il lavoro precario - ma, soprattutto, per comodità e per pigrizia. Il ministro, le cui proposte per aiutare questi giovani sono assolutamente inadeguate, ha però richiamato l’attenzione su un tema importante che non può essere liquidato a suon di battute. Certo, i ‘bamboccioni’ ci sono sempre stati, ci sono e ci saranno anche in futuro. Quando studiavo ho vissuto anni a Torino in una piccola mansarda scalcinata e mi sono mantenuta facendo una miriade di lavoretti. Ma oggi come in passato, accanto a ragazzi pigri, svogliati oppure in difficoltà ad affrontare le sfide che una vita indipendente pone comunque, a tutti, ci sono sempre state persone desiderose di ottenere qualcosa di più e disposte per questo ad affrontare grandi sacrifici. Quando studiavo ho vissuto anni a Torino in una piccola mansarda scalcinata e mi sono mantenuta facendo una miriade di lavoretti: La sera, talvolta anche tutta la notte, la passavo a studiare. Ancora oggi però anche se può sembrare retorico, ricordo quel periodo come uno dei più belli della mia vita, un periodo che mi ha preparato ad affrontare tutte le altre difficoltà. E proprio per questo non riesco ad essere d’accordo con i genitori che giustificano sempre quei figli che non abbandonano il nido famigliare, non si sposano e non fanno figli con la scusa che ‘non ce la possono fare da soli’. Certo, gli affitti sono molto cari sia per gli studenti che per le giovani coppie. Trovare un lavoro stabile e remunerativo fin da subito non è affatto facile. Conciliare lavoro e bambini è una grande fatica. Però è anche vero che in passato – anche quando la vita era molto più dura di oggi - i ragazzi lasciavano la casa paterna, si sposavano, facevano figli e tentavano la grande avventura della vita. Ci sono sempre stati giovani che hanno sfidato le difficoltà e giovani che, invece, hanno preferito non uscire dal guscio. Io credo che il problema che affligge oggi i nostri ragazzi non siano solo le difficoltà oggettive, ma la convinzione che manca loro un futuro. E una cosa è certa: tutte le sfide possono essere affrontate solo quando c’è la ragionevole speranza che l’ avvenire sarà migliore del presente. I motivi quotidiani per essere preoccupati non mancano, e oltre a ciò anche quando ci si guarda intorno, quando si butta il famoso sguardo sul mondo cosa si vede? Sempre più spesso, e lo scrivo a malincuore, solo catastrofi, come quella ecologica che rischia di travolgerci tutti, oppure sconvolgimenti, come quello della biogenetica, che mette in crisi la stessa idea di cosa significhi essere umani; il tutto ‘condito’ da varie guerre e dalla minaccia permanente di un terrorismo subdolo e dello scontro di civiltà che a volte cambia i nostri punti di riferimento nelle relazioni con gli altri popoli e addirittura con noi stessi. Tanti ragazzi, insomma, sono letteralmente sconcertati e travolti dalla nostra società, e invece di affrontare ciò che gli si presenta a viso aperto e con fiducia, pensando che quello che fanno può fare la differenza, restano chiusi nel guscio protettivo di una vita ‘in tono minore’ ma più tranquillizzante. Anche noi genitori siamo in parte responsabili delle loro paure e del loro atteggiamento nei confronti delle difficoltà. Siamo diventati troppo permissivi e troppo protettivi. Concediamo loro di tutto: motorini e macchinette, telefonini e vacanze all’estero e vorremmo che fossero sempre sotto controllo, sotto la nostra protezione, raramente li sproniamo a provare. La paura che, se cadono, non sapranno più rialzarsi ci lega a schemi palesemente errati. Per questo dobbiamo noi per primi recuperare un ruolo che abbiamo in parte smarrito: quello di dare coraggio, autostima e fiducia ai nostri figli. Invece di viziarli e di proteggerli, di ammonirli e di spaventarli, dovremmo insegnare loro che – da sempre e per sempre - è proprio affrontando l’incertezza e il caos dell’esistenza che si diventa adulti e che si possono affrontare tutte le sfide. E che se si cade ci si può rialzare. Leggi anche... |
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