| Feb 03 2008 |
Discorso Trieste, Conferenza organizzativa per la prima campagna elettoraleE’ significativo che la corsa elettorale e la riscossa della Destra cominci proprio da Trieste. Trieste che, in Italia, è una delle città più aperte all’Europa e al mondo ma anche una delle più consapevoli della propria storia e della propria identità. La città simbolo del nord-est che ha sofferto e che ha lottato e che oggi vince nel mondo ed è un modello di civiltà. Una città a cui La Destra vuole e può parlare. LA MIA DESTRA Alcuni ci chiedono perché La Destra, perché questa destra. La risposa è semplice nella sua profondità: perché noi abbiamo l’orgoglio di quello che siamo, perché in Italia c’è bisogno di una destra senza complessi e senza confusione, che on ha bisogno di fingere di essere di centro per farsi perdonare di essere di destra, non ha bisogno di legittimazioni e di benedizioni da nessuno perché riceve l’unica legittimazione che le serve dai cittadini e perché è orgogliosa della sua storia e fiduciosa nel futuro. Vedete, oggi tutti cambiano pur di legittimarsi: da un lato Fassino e oggi anche Bertinotti flirtano con la Chiesa, professando la stessa attenzione agli ultimi, ma in realtà al solo scopo di apparire più digeribile all’anima cattolica italiana. Dall’latro lato, invece, c’è una destra che strizza l’occhio agli ex sessantottini e rivaluta un periodo storico che per tanti italiani ha solo prodotto danni, per alcuni la morte. Il giudizio riduttivo e opportunistico sul ’68 dato da AN, dimostra quella confusione, quello smarrimento di valori e identità di cui non c’è bisogno e che noi non abbiamo. Certo, in quel periodo di fermento, in cui Trieste è stata protagonista con la sua Università, la domanda di senso e di cambiamento era legittima, sentita da tutti. Ma la riposta che venne data e prese piede fu un inganno, un abbaglio che ha prodotto alcune conquiste e tantissimi guasti, guasti che producono effetti ancora oggi: che ha messo uomini contro donne, giovani contro anziani, figli contro padri, classi l’una contro l’altra e che ha disintegrato il senso della continuità storica, delle tradizioni, del nostro essere una sola comunità di popolo e che soprattutto ha ridotto l’uomo e donna a ingranaggi, rotelle di una rivoluzione totale che dov’è avvenuta ha prodotto disastri e che ha sparso in tutto il Paese una cappa opprimente di conformismo e di intolleranza. Ne sa qualcosa Pansa che ha provato a criticare la retorica della resistenza ed è stato massacrato dai suoi stessi compagni. Vedete, io vengo da Fiuggi. A differenza di molti di voi non ho partecipato alle grandi battaglie degli anni ’60 e ’70. Ma quello che mi ha sempre colpito è l’atteggiamento delle madri di quei giovani ragazzi che in quegli anni si sono sacrificati per testimoniare quei valori e quegli ideali non solo politici, ma umani, che la retorica ufficiale, i libri di testo, la politica e la cultura vorrebbero cancellare. Per noi, il popolo italiano è una comunità nazionale unita da radici e una storia e tradizioni che vanno compresi, certamente innovati, ma prima di tutto accettata e riconosciuti ad occhi aperti. Per noi la famiglia non è certamente quella del Mulino Bianco, quella che vive fuori dal mondo e dai suoi problemi, ma resta sempre il pilastro della società, dello Stato, il luogo spirituale in cui si custodiscono, si tramandano, si apprendono e si difendono i valori. Per noi uomo e donna non sono avversari, nemici. Ma sono i migliori e naturali alleati nelle grandi battaglie che mettono al centro la famiglia, la vita, la libertà, l’educazione dei figli, la sicurezza. Certo tutti dicono così: ma a conti fatti solo “questa Destra” sta dando alle donne un ruolo reale ed io, ma non solo io, ne sono la prova più concreta. Perché noi le radici della destra sono le radici dell’Italia. Non abbiamo bisogno di fingere di essere di centro per farci perdonare di essere di destra, non abbiamo bisogno di legittimazioni e di benedizioni da nessuno perché l’unica legittimazione che ci serve è quella dei cittadini, è la vostra! A differenza di altri noi sentiamo l’orgoglio di tornare a parlare di Dio, Patria e famiglia perché è questo tiene insieme la società in cui ci riconosciamo e che vogliamo conservare per i nostri figli. Una società fondata sulla responsabilità e sul merito, sulla libertà e sull’autorità, sulla sicurezza e sul lavoro. ABORTO E LEGGE 194 IMMIGRATI C’è un principio che va ristabilito: in Italia non si è obbligati ad arrivare e neppure a restarci ma se ci si arriva e si decide di viverci, si è tenuti a rispettare le nostre leggi, i nostri valori e il nostro modo di vivere. E quindi è giusto chiedere agli immigrati che varcano le nostre frontiere le garanzie che servono: documenti, impronte digitali, conoscenza della nostra lingua, accordi di lavoro. Così come è giusto chiedere alla Comunità Europea una moratoria allo sciagurato accordo di Schengen che ci impone il compito impossibile di accogliere tutte le miserie del mondo. Com’è giusto essere attenti e critici sull’ingresso in Europa della Turchia. Noi vogliamo che si torni a capire che norme di sicurezza, interventi di polizia e leggi più rigorose sull’immigrazione non servono solo a reprimere ma servono a creare quel senso di rispetto e appartenenza che diventa poi un patrimonio comune di tutti, italiani e non italiani. IL PARTITO DEL MADE IN ITALY Per rinascere come popolo, come nazione, come Stato, non abbiamo bisogno di copiare altri, dobbiamo puntare su ciò che abbiamo di unico e di irrepetibile: il made in Italy, quella risorsa che, che rappresenta il nostro DNA, che il nondo ci invidia e che anche nell’epoca della globalizzazione nessuno potrà mai copiare e rubarci. Difendere il Made in Italy riguarda tutti: industriali e artigiani, impresa e volontariato, commercio e turismo, agricoltura e creatività. Il made in Italy può fare dell’Italia il Paese dove la vita è a misura d’uomo e non l’uomo funzionale al sistema economico globale. Difendere il made in Italy significa anche battersi per avere città pulite e ordinate, cibi e prodotti di qualità garantita, servizi sociali e sanitari d’eccellenza. Significa dare nuovo significato al rapporto con la campagna, con i piccoli centri, con le tradizioni locali, con le produzioni artigianali e artistiche. I GIOVANI: LIBERI E FORTI L’Italia è una Repubblica fondata purtroppo sulla gerontocrazia: in un mondo in cui i leader del pianeta arrivano al potere, al comando, alla responsabilità, al vertice a 40, 45 anni, in Italia un quarantenne vive ancora a casa coi genitori ed i nostri vertici politici e istituzionali hanno tutti dai 70 anni in su. E’ ora di fare qualcosa. La mia proposta è quella di istituire delle “quote giovani” invece che delle quota rosa. VALORI E CONCRETEZZA. Col vostro consenso possiamo continuare ad occuparci: Queste non sono solo “battaglie di partito”, sono battaglie di civiltà. APRIRE LE CASE CHIUSE IL MUTUO SOCIALE FEDERALISMO FISCALE Ma in concreto, per tagliare le tasse e dare ossigeno al territorio e alle gente bisogna combattere l’evasione fiscale. Non come hanno fatto Visco e Prodi, taglieggiando gli italiani, togliendo soldi dalle buste paga, sottoponendo anche chi paga tutto, soprattutto chi paga tutto, a controlli estenuanti e sempre costosi e umilianti. Leggi anche... |
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