| Mar 01 2008 |
Quello dei giovani è un tema che mi sta a cuoreQuello dei giovani è un tema che mi sta a cuore. Tanto quanto la grande questione “femminile”. E se anche in Italia, le donne sono ancora discriminate nel lavoro, nella politica, all’interno stesso della famiglia, qualcosa si sta muovendo. Ma mai come oggi a soffrire più di tutti per i tanti problemi del presente sono i giovani, i nostri figli. Veniamo a conoscenza di drammi ormai sempre più assurdi e difficili da concepire. Il ragazzo che picchia il disabile, il branco che ruba telefonini e soldi ai compagni di scuola, la bella ragazza che si vede grassa e brutta, la giovane mamma che uccide i figli. Situazioni che dimostrano un malessere sociale al quale tutte le istituzioni politiche e scolastiche, hanno il dovere improcrastinabile di dare una risposta. Ritengo che il peggio che possa capitare ad un figlio non è tanto fare sbagli: una volta cascati a terra ci si può sempre rialzare e affrontare la vita con un bagaglio d’esperienza e di umiltà in più. Il peggio è che molti ragazzi e ragazze hanno la convinzione di non aver nessuno a cui appoggiarsi. l vero dramma è che troppi di loro non vedono prospettive nel proprio futuro e si danno per vinti e sconfitti già in partenza, ancora prima di combattere o di provarci. Quindi si rifugiano spesso in modelli “facili da seguire” quelli in cui avere un’istruzione non è proprio necessario e mettersi in discussione è relativo, basta avere un po’ di fattore c.. e tanta faccia tosta. Un po’ la “filosofia” dei partecipanti al programma televisivo “Grande Fratello”. Per questo motivo, alcuni giorni fa - ad un giornalista del Corriere della Sera che mi chiedeva un commento sulla contestazione di Ponte Milvio, dove un gruppo di ragazzi ha fatto irruzione nella bolla di plastica, all’interno della quale alcuni concorrenti della trasmissione si sfidavano per entrare nella casa - ho dichiarato che non mi sarei scandalizzata se mio figlio fosse stato tra loro. Ma quello che volevo dire è che preferirei avere un figlio che rifiuta uno stile di vita alla grande fratello, piuttosto che un ragazzo che smania per entrare in quell’infernale circo mediatico che prima ti frutta e poi, una volta che ti ha spremuto fino in fondo, ti butta via come un rifiuto senza valore. Vorrei avere mille volte un figlio critico ma pieno di vita e di passioni, piuttosto che un ragazzo disilluso e concentrato solo su se stesso. Credo poi che sia quello che simbolicamente rivendicavano i contestatori con il loro atto. In un momento in cui la casa in Italia è una vera emergenza nazionale, la si propone come un gioco televisivo, in cui tutti sono contro tutti. Snaturando, agli occhi dei giovani telespettatori, il concetto stesso di casa come rifugio. Quando i contestatori di Ponte Milvio gridavano: “mutuo sociale” volevano porre l’accento proprio su questo, oltre naturalmente al fatto che la casa è un diritto, un’integrazione spirituale alla vita dell’uomo, e su questo mi trovano pienamente d’accordo. Ciò che invece è assolutamente da condannare, è l’atteggiamento di coloro che si scontrano con le forze dell’ordine, rubano nei negozi o compiono atti vandalici in nome di una “giustizia” superiore, troppo spesso “proletaria”. E allora viva i giovani che, da entrambe le parti della barricata, si affrontano e si confrontano, si scontrano e si incontrano, si battono e lottano. L’unico limite che non si deve mai varcare è il rispetto dell’avversario e della sua dignità. Chi varca questo limite, per quanto nobile sia la causa in cui crede e che sostiene, si pone automaticamente dalla parte del torto. Per questo ho apprezzato moltissimo un articolo di Vaclav Havel, drammaturgo di successo, ex dissidente politico ed ex presidente della Repubblica Ceka, il quale sosteneva come i combattenti per le grandi cause debbano sempre avere il senso della leggerezza, dell’ironia, del limite e della contingenza che caratterizza tutto ciò che è umano. “Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni” e spesso chi lotta e agisce con intolleranza e fanatismo finisce per creare danni invece che risolvere i problemi delle persone. D’altronde, i più grandi contestatori della storia, da Gesù a Martin Lurther King a Gandhi hanno sempre rispettato i propri avversari ed hanno sempre avuto altissimo il senso della dignità e della pietà verso chi sbagliava. Sono convinta che c’è molto lavoro a cui dedicarsi ma sono anche certa che i giovani e le donne sapranno inventare il nuovo. Leggi anche... |
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