Qualche mese fa, dopo un periodo di intenso allenamento
per le strade di Milano e Roma, ho deciso di accettare una
sfida personale partecipando alla maratona di New York: la
gara podistica più famosa del mondo: quarantadue
chilometri e 195 metri percorsi da decine di migliaia di
corridori di ogni nazionalità che attraversa i quartieri
di Queens e di Manhattan per terminare a Central Park.
A distanza di mesi, proprio mentre è appena stata corsa la
maratona di Roma, mi rimane dentro il ricordo di
un’esperienza e di un’emozione incredibile, più grande
della fatica e del dolore che si sono fatti sentire
chilometro dopo chilometro. A Roma purtroppo non c’ero
come avrei voluto perché impegnata in giro per l’Italia
nella campagna elettorale.
Si dice spesso che nelle cose piccole si capiscono quelle
grandi. E’ vero. Attraverso la fatica di una gara
podistica si avverte la consapevolezza che alcune sfide
vanno combattute, sudate e vinte, non per il premio o
chissà quali riconoscimenti, ma per dimostrare a se stessi
la necessità di andare fino in fondo nelle proprie
battaglie. Infatti, sebbene sia partita con l’idea che
“l’importante è partecipare”, verso metà del percorso ho
cominciato a credere che avrei potuto farcela a completare
la gara e che avrei potuto tagliare il traguardo. Quando
ormai mancavano pochi chilometri, la fatica fisica e il
dolore erano diventati insostenibili. Ma mentre i muscoli
ed il cervello mi chiedevano di smettere, di mollare, il
cuore mi ha detto di stringere i denti e andare avanti, di
mettere un piede davanti dall’altro fino alla fine. Non
aveva importanza il piazzamento e anche se fossi arrivata
ultima, volevo terminare quello che avevo cominciato.
Questa volontà è diventata ancora più forte perché, nella
corsa, avevo portato con me un tricolore legato alla vita
che lasciavo ondeggiare al vento. Proprio quando mi sono
trovata sul punto di cedere, alcuni spettatori ai lati
della strada transennata mi hanno gridato con simpatia
“Vai Italia!”. Allora ho deciso che avrei portato il
tricolore oltre il traguardo, non importava in quali
condizioni sarei arrivata, anche in ginocchio, ma avrei
superato il traguardo.
Talvolta ci si accorge di amare qualcosa, o qualcuno,
proprio nel momento in cui ciò che diamo per acquisito,
per scontato, sta per sfuggirci. Io amo la mia patria, una
terra di chissà quante migliaia di corridori e maratoneti
che come me si erano messi alla prova in tante gare. Ho
capito che esistono valori imprescindibili ad ogni
convenienza, di ogni fatica, di ogni paura. Ho capito
perché tante persone, tanti giovani, tante donne si sono
battuti e sacrificati per difendere la dignità e
l’orgoglio della patria. Nel mio piccolo anche io volevo
portare alto il nome dell’Italia che in quel momento
rappresentavo. Alla fine ce l’ho fatta. E negli ultimi
trecento metri il dolore è scomparso, il vento tornava a
rinfrescarmi e la bandiera italiana ha superato il
traguardo ondeggiando e scintillando nel sole.
Questa necessità di onorare e difendere i simboli e i
valori della nostra terra mi hanno spinto a correre una
gara ben diversa e ad accettare la candidatura a premier
per le prossime elezioni politiche. Anche in questo caso,
all’inizio si parte arditi, poi le difficoltà e gli
imprevisti si fanno sentire e ti fiaccano, gli sgambetti
degli avversari mettono a dura prova la tua
determinazione. Si è tentati di mollare tutto, di cedere,
di tornare alla calma rassicurante della propria casa, dei
propri amici, dei propri impegni quotidiani. Ma proprio in
quel momento capita qualcosa che ridà forza e speranza.
A New York, pur in mezzo a tantissima gente, sapevo che la
mia corsa era una soprattutto questione tra me e me.
Adesso, invece, mi rendo conto che la mia non è una corsa
in solitudine: è una corsa nella quale mi stanno accanto
tante persone che credono nei miei stessi ideali. In
questo caso infatti corro per chi non può correre, e la
mia voce è la stessa voce di tante famiglie, di tante
donne, uomini e ragazzi che vogliono far vincere un’Italia
diversa, un’Italia di cui essere fieri ed orgogliosi.
La campagna elettorale è una maratona che si corre insieme
al popolo, sospinti dalla forza del popolo. Questa volta
corro per condividere con gli italiani un grande sogno,
una battaglia di valori e di ideali la cui bellezza e la
cui giustizia sono già di per sé una vittoria. Comunque
vada non mollerò.
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