Pocket Luglio 08
Adelina è la ragazza rumena che per tanti anni si è prostituita e che mi ha fatto aprire ancora di più gli occhi su un fenomeno che lungi dalla libera scelta e dai luoghi comuni sul mestiere più antico del mondo si avvicina sempre di più alla schiavitù. “Ti vedo in televisione vieni con me ti faccio capire io cosa significa stare sulle strade 12 ore al giorno” mi ha detto un giorno invitandomi a passare qualche ora in via Abruzzi a Milano.
Ore da incubo. Ore in cui mi sono sentita umiliata come essere umano, prima di tutto, come donna e come politico. E da li mi sono convinta che la mia battaglia per chiudere questi bordelli a cielo aperto era una battaglia che dovevo portare avanti. Non parlo per una questione morale ma per una questione di dignità. Viale Abruzzi a Milano è come Via Salaria a Roma o come i vicoli del porto di Genova o qualsiasi altra strada di tante città italiane. Ovunque sono stata, con l’aiuto di tanti comitati di quartiere ed anche di molti religiosi, suore e sacerdoti che si battono contro questo sfruttamento del sesso la risposta che mi è arrivata è sempre la stessa: restituire dignità alle schiave del sesso come le chiamava Don Benzi. E’ per questo che mi è venuta l’idea di un referendum che servisse a scuotere le coscienze ed il risultato è stato immediato grazie alla sensibilità soprattutto di un ministro intelligente come il titolare del Viminale Roberto Maroni.
All’estero, nei paesi dove la prostituzione è regolamentata le persone che lavorano sulla strada rappresentano una percentuale minima del totale (2%-3%). Io non voglio riaprire le case chiuse come molti giornali erroneamente titolavano, voglio togliere la prostituzione femminile e maschile dalle strade perché è l’unico modo per dare un colpo mortale a quella “organizzazione”che c’è dietro ogni lucciola. Un fenomeno che non risparmia giovanissime minorenni prevalentemente dei paesi dell’est, africane e da qualche tempo anche cinesi.
Non si può girare la faccia dall’altra parte quando l’età di queste povere disgraziate si abbassa sempre di più fino ad arrivare a 14, 15 e anche13 anni! Secondo l’ultimo rapporto (2007) dell’Osservatorio sulla prostituzione del Ministero dell’Interno, si stima che oggi le prostitute in Italia siano 50 mila –anche se altre stime parlano di 70 mila- provenienti da 54 paesi del mondo.
Nigeria, Moldavia, Romania, Ucraina, sono i paesi più “rappresentati” ma si è notato negli ultimi tempi un forte aumento delle cinesi e delle thailandesi che sembrano invisibili perchè lavorano soprattutto in luoghi chiusi che difficilmente le Forze dell’Ordine o i volontari riescono a raggiungere. Inoltre c’è la tendenza da parte degli sfruttatori di non far stazionare per lungo tempo nello stesso luogo le ragazze che vengono trasferite di città in città, addirittura di paese in paese, un vero e proprio traffico umano internazionale molto redditizio e poco rischioso. E già questo da l’idea che esistono organizzazioni ben strutturate che bisogna colpire con tutti i mezzi a disposizione perché non continuino a guadagnare sulla pelle di queste povere vittime. Dietro la prostituzione, afferma Don Ciotti in un suo intervento su Famiglia Cristiana, ci sono quasi sempre storie di povertà e miseria, “viaggi della speranza” che si trasformano in incubi. Chi si prostituisce è vittima, non colpevole, sono le mafie che approfittano della disperazione umana devono essere sconfitte. E anch’io penso che è proprio questo il punto.
E’ necessario sottrarre i soggetti più deboli e indifesi allo sfruttamento feroce da parte della criminalità per dare loro un’opportunità di conoscenza dei propri diritti, una tutela sia sociale che sanitaria finalizzando l’azione al loro inserimento nella società per cambiare vita per tutte coloro che lo desiderano.
A dicembre scorso l’Istituto Piepoli ha effettuato un sondaggio con il quale si chiedeva ad un campione rappresentativo di italiani maschi e femmine dai 18 anni in su in che misura il problema della prostituzione sulle strade doveva essere una priorità del Governo: l’86% ha risposto che il fenomeno dovrebbe essere considerato un’urgenza e che comunque dovrebbe essere in qualche modo regolamentato e all’interno di questo 86% ben il 67% degli italiani vorrebbe ripristinare le case chiuse. Ciò conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che la battaglia per togliere i bordelli a cielo aperto deve essere combattuta strenuamente. Nel sito stradeprotette.com, ci sono informazioni e il testo del quesito che abbiamo depositato per la richiesta di referendum sull’abolizione di alcuni articoli della Legge Merlin, una legge vecchia di 50 anni che deve essere necessariamente attualizzata e resa incisiva per contrastare efficacemente il commercio della prostituzione in modo da restituire anche sicurezza ai cittadini.
La questione è complessa ma va affrontata senza false ipocrisie e perbenismi.
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