| Set 29 2008 |
Pocket ottobre 2008Ancora una volta la lezione di democrazia e di costume ci viene dagli Stati Uniti nella corsa per la Presidenza. Saper convivere con i cambiamenti, con se stessi e con gli altri è non è mai stato facile. Lo sapeva bene Pirandello, il premio Nobel siciliano che già settant’anni fa ha posto al centro delle proprie riflessioni il tema dell’identità personale. Settant’anni dopo, i nostri rapporti con gli altri, in più, sono sempre più mediati dagli strumenti di comunicazione: telefonini, email, youtube, televisione, giornali. In un mondo che i media manipolano senza sosta, per un personaggio pubblico è poi davvero difficile trasmettere un’immagine di sé che sia fedele e allo steso tempo coerente, univoca. E non a caso soprattutto negli Usa, molti si affidano a studi e consulenti specializzati nella gestione dell’immagine ed evitano di far conoscere aspetti di se stessi che renderebbero meno immediata la percezione della propria identità, e dei propri messaggi, da parte degli elettori. I più cercano insomma di apparire tutti bianchi o tutti neri, tutti rossi o tutti verdi: il grigio, le sfumature e le contraddizioni di cui sono tessute tutte le nostre vite, vengono nascosti agli occhi del pubblico. In questo periodo ci sono due donne, in particolare, che stanno sfondando il muro dei media e dei pregiudizi: una è Sarah Palin, la candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti in tandem col repubblicano John McCain. L’altra è Rachida Dati, ministro della giustizia del governo Sarkozy. Sarah Palin, soprannominata lipstik bulldog (il bulldog con il rossetto), ha letteralmente elettrizzato l’elettorato repubblicano e attirato l’attenzione dei media globali. Amata, odiata, temuta, adorata… la vera candidata alla guida degli Usa sembra lei, ancora più che McCain. Un’altra donna che piace in virtù della propria immagine complessa è Rachida Dati. Il ministro della giustizia francese partorirà tra pochi mesi un bambino di cui non vuole rivelare il nome del padre nel nome della propria autonomia e della propria libertà. Figlia di poverissimi immigrati maghrebini trasferitisi in Francia, Rachida ha saputo conquistare il proprio posto sul palcoscenico della vita con determinazione, tanto studio e duro lavoro ma senza mai perdere la propria umanità e il senso dei valori. Quando le è stato chiesto chi fosse il padre non solo ha detto che sono affari suoi ma ha aggiunto: “Sapete, la mia vita privata è molto complicata”. Con queste poche e semplici parole ha provocato una svolta: ha affermato di essere sia donna che politico, sia persona che istituzione. Ed ha fatto capire che non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra condizione: si può essere un ministro e soffrire pene d’amore. O, forse, essere pazzamente felice. Ma questi non sono affari nostri. Leggi anche... |
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