La 29° edizione di Bit, la Borsa internazionale del turismo tenutasi al quartiere fieramilano di Rho. E’ la fiera più importante d’Italia e tra le prime quattro al mondo. Non è la prima volta che visito il Bit e mi ha confortato constatare che le cifre delle presenze sono state sostanzialmente in linea con la scorsa edizione e che gli operatori sono apparsi motivati benché i tempi non siano facili a causa dell’attuale crisi. Naturalmente, gli stessi ora chiedono a gran voce risposte concrete dalla politica, che purtroppo nei decenni precedenti, adagiandosi sull’unicità delle caratteristiche del nostro paese, non ha raccolto la sfida che il mercato richiedeva. Siamo rimasti al passo grazie alle iniziative dei molti addetti del settore che con passione hanno mantenuto alto lo standard qualitativo dell’offerta facendo si che il nostro turismo, nonostante tutto, restasse un comparto attivo. Infatti nel 2006 i dati Istat riportavano un +3% con una bilancia commerciale che registrava +10 miliardi di euro. Un vantaggio però che ora si è ridotto causando negli operatori preoccupazione per il futuro. Abbiamo un paese splendido, che non merita incertezze, in nessun campo. E’ vitale operare subito riforme, scelte coraggiose e trasparenti che affrontino le carenze, o gli errori se preferite, portati avanti finora. E’ opportuna innanzitutto una politica turistica nazionale come hanno fatto diversi paesi europei a cominciare dalla Spagna, per tutelare, un tesoro che è patrimonio non solo italiano ma dell’umanità.
Dall’energia alle infrastrutture, all’innovazione, a tagli agli sprechi più incisivi. E’ necessario iniziare il cammino per abolire le province, accorpare i piccoli comuni, ridurre drasticamente le comunità montane e tutto ciò che crea lentezza alla ripresa, per poter destinare il “guadagnato” ad un piattaforma strutturale mirata appunto verso il turismo. Un bene non deteriorabile e che è fuso, visceralmente, a quello che tutti consideriamo la nostra unicità: il territorio, l’arte, le eccellenze dell’artigianato, il made in Italy, la gastronomia.
C’è bisogno di sinergie, un patto tra stato (per le infrastrutture), regioni (per la valorizzazione dell’area e l’ informatizzazione) e le imprese (per la ricettività). Da alcuni dati emerge che solo il 5% degli alberghi italiani ha visibilità sul web, è poco. In un mercato in crescita esponenziale come quello degli acquisti su internet è una percentuale troppo bassa. Qualche giorno fa sul Corriere della Sera è apparso un articolo che avvalora, qualora ce ne fosse bisogno, la tesi che “la rete” è un mezzo potente da utilizzare. Il titolo era “Le città d’arte perdono turisti, i Musei Vaticani in controtendenza”’ ho letto con interesse il pezzo che diceva che a gennaio e febbraio l’aumento dei visitatori in Vaticano aveva creato buone aspettative anche per i successivi mesi primaverili. La spiegazione è la semplice rivoluzione organizzativa del più famoso museo del mondo che uscito fuori dal suo immobilismo è stato in grado, grazie anche ad una attenta gestione dei costi, a riposizionarsi come una realtà lucida e attiva. Alcuni degli ingredienti della riuscita sono state le vendite on line dei biglietti con migliaia di contatti al giorno, l’apertura di nuovi percorsi e una cura particolare verso i giovani che possono godere dei tesori esposti con solo 4 euro. Il “miracolo”, è un semplice “ripensare i giochi”. Sicuramente è’ un esempio a cui guardare con interesse, perché il ciclo di crisi terminerà, questo è certo. E noi dobbiamo essere pronti, non esiste nessuna bacchetta magica è necessario un reale cambiamento di rotta. Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, coesione sociale e collaborazione politica devono diventare le parole d’ordine.
Lo scempio di Napoli, con i cumuli di immondizia fuori dalle case, dagli ospedali, dalle scuole è un’immagine che tutta l’Italia, a cominciare dalle Istituzioni, è chiamata a cancellare. Anni di irriguardosa negligenza politica nei confronti di quel territorio hanno prodotto danni non solo alla collettività locale ma all’incomin turistico di un’intera nazione, che non può più permettersi di pensare di stare sugli allori, seppur di una gloriosa storia di cultura e tradizioni, senza fare nulla. Nel 1950 erano 26 milioni di turisti in giro per il mondo e una gran parte veniva acquisita dall’Italia, nel 2007 sono circa 900 milioni con un fatturato che sfiora i 900 miliardi di dollari l’anno. E’ la voce economica, insieme all’informatica, che ha avuto il maggior incremento assoluto. Ed è su questi dati che dobbiamo ragionare ed attuare le future strategie. Ampliare il potenziale dell’offerta turistica italiana che era e continua essere unico al mondo qualificando il patrimonio ed elevando gli standard. Il settore dell’agriturismo, ad esempio, un comparto relativamente giovane ma molto dinamico, conferma che lo spazio d’azione c’è. Le cifre di dicembre relative alle presenze, sono positive, seppur ridimensionate rispetto agli anni precedenti. In un periodo di piena congiuntura sfavorevole dove tutto ha davanti il segno meno, è un segnale. E sebbene anche qui gli addetti sottolineano che la situazione è delicata perché c’è bisogno di investimenti, formazione professionale, controlli, ancora una volta viene dimostrato che dove c’è impegno, modernità e competenza la via è meno tortuosa.
E se l’attuale governo, come sta facendo, intende proseguire con determinazione verso una maggiore razionalizzazione dei suoi apparati, una modernizzazione della macchina pubblica, i tagli agli sprechi, un fisco equo con una minore tassazione e soprattutto una politica di valorizzazione dei settori su cui far leva per la ripresa della nostra economia, certamente il turismo gioca un ruolo da protagonista.
Si avvicina la bella stagione e il mio augurio è che ognuno di noi possa realizzare una vacanza che lo diverta e gli restituisca le energie che ha perso in questo lungo e freddo inverno.
Daniela Santanchè
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