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Mag 05 2009

Iraniana uccisa: Santanchè, via da Roma Ambasciatore di Teheran

(Agi)
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Via dall’Italia l’ambasciatore iraniano e via dall’Iran il nostro rappresentante diplomatico. E’ la richiesta che Daniela Santanche’,
segretario nazionale per il Movimento per l’Italia, rivolge al ministro degli Esteri Franco Frattini. In una lettera al titolare della Farnesina, Santanche’, chiede che non passi sotto silenzio l’impiccagione della giovane donna Delara Darabi accusata
di aver commesso un crimine quando aveva solo 17 anni. E’ la 42esima giovane vittima della sharia, la legge islamica in vigore in Iran. Una morte che, sottolinea Santanche’, “fa parte della catena infinita di atrocita’ e di orrori perpetrati dal
governo iraniano”. Un gesto, quello che chiede la ex parlamentare, “simbolico”, ma abbastanza forte da essere di esempio e da convincere altri governi europei a seguire l’esempio dell’Italia. “E anche con gesti e formule diplomatiche come queste che la comunita’ internazionale puo’ sperare di darsi una coscienza credibile. Mostrarsi vicina alle vittime dell’oppressione islamica. E tornare a parlare di civilta’ e giustizia dei popoli senza timore di perdere la faccia”, scrive ancora l’ex parlamentare che a
Frattini ricorda i “buoni motivi” - le posizioni assunte dal ministro verso la conferenza dell’Onu a Ginevra sul razzismo e nei confronti della decisione del presidente Karzai di reintrodurre in Afghanistan una legge “che minaccia di ripiombare le donne in un inferno di sottomissione e violenza” - per confidare in una risposta del ministro che dia prova “della stessa coerenza e chiarezza di intenti nell’affrontare l’ultimo drammatico capitolo della strage dei diritti della persona che si e’ appena consumata a Teheran”. Dopo “processi farsa si impiccano a decine ogni anno donne (anche incinte), minorenni e omosessuali, si incarcerano e si sottopongono a torture tutti quelli che si oppongono al potere”, si legge ancora nella lettera indirizzata a Frattini, nella quale ci si chiede “si puo’ essere eternamente spettatori di quanto accade sotto i nostri occhi senza diventarne in qualche modo complici?” per rispondere che e’ venuto il momento di agire. Delara Darabi, giovane pittrice iraniana, di soli 23 anni, e’ stata impiccata il 2 maggio scorso. E’ stata condannata a morte in Iran per un omicidio commesso all’eta’ di 17 anni, e’ stata portata al patibolo nel carcere della citta’ settentrionale di Rasht. A nulla sono serviti gli appelli della comunita’ internazionale affinche’ le autorita’ di Teheran annullassero la sua esecuzione. La ragazza, poco prima di muovere i suoi ultimi passi, ha fatto un’ultima tragica telefonata ai genitori: “Tra poco mi impiccano, aiutatemi”. Un ultimo grido di speranza rimasto inascoltato. Secondo il quotidiano locale Etemad, Delara e’ stata impiccata “senza che i suoi genitori ne’ il suo avvocato venissero informati dell’esecuzione”. A condannare duramente Teheran era scesa in campo anche la presidenza ceca dell’Unione europea che aveva chiesto di “evitare l’esecuzione di ragazzi”. “Queste violazioni dei diritti umani corrodono il terreno del dialogo tra l’Iran e l’Unione europea”, aveva affermato la presidenza di turno dell’Ue in un comunicato. Darabi, in carcere da cinque anni, aveva inizialmente confessato l’omicidio poiche’ credeva di essere perdonata per averlo commesso quando era minorenne. Poi, si era invece dichiarata innocente. Dal 1990, l’Iran ha portato al patibolo 42 giovani, sette nel 2007. Secondo la sharia, la legge islamica in vigore in Iran, omicidio, stupro, adulterio, rapina a mano armata, traffico di droga e apostasia sono reati punibili con la pena di morte.

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