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Mag 08 2009

Pocket maggio 2009

(Daniela Santanchè)
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Ci sono drammi che feriscono l’anima e il cuore e per I quali ciascuno è chiamato a fare la propria parte. Grandi o piccoli che siano, non bisogna lasciare che la forza d’impatto emozionale dei primi momenti -quando ci sono le immagini e le notizie che colpiscono come un pugno nello stomaco - si spenga e venga meno con il passare del tempo. Trasformare in azioni positive quelle terribili emozioni, costruire un percorso di solidarietà per una soluzione, ci fa star bene con noi stessi e con la vita. Personalmente distinguo e condanno, nella tragicità di ognuna, situazioni abiette, create ad esclusiva causa dell’uomo, da drammi personali o collettivi che piombano addosso per quello che non si sa come chiamare, fato, destino o semplicemente caso. E parlare ora di tutela e protezione di animali dopo l’enorme dramma del terremoto abbattutosi sulla splendida regione abruzzese non è facile. Ma quando la colpa è da addebitare soltanto e totalmente all’azione dell’uomo, è necessario levare ed unire le voci per ristabilire un minimo di equilibro in una situazione inammissibile per una civiltà moderna. “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. Così citava Gandhi agli inizi del secolo scorso. Oggi in Italia, ma non solo, tra l’ indifferenza e la cattiveria più disumana si continuano a infliggere agli animali che non hanno la fortuna di avere un “buon padrone”, condizioni di vita non degne di una società evoluta, in barba a quella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale proclamata il 15 ottobre 1978 nella sede dell’Unesco a Parigi. Il termine “diritto” fu adottato volutamente per andare ad indicare il parallelo con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, anzi ne fu, se vogliamo, un’estensione. Il riconoscimento di “status” dato agli animali, anche se sul piano giuridico-legislativo non aveva valore, doveva comunque essere inteso vincolante per tutte quelle persone e quei paesi che avevano fatto della propria cultura una scelta di progresso e civiltà, fu il primo passo ufficiale. Si è capito più tardi che per la coesistenza e il rispetto, tra l’uomo e l’animale anche la legge doveva fare la sua parte ed è per questo che dopo quella data sono state emanate numerose disposizioni, finalmente anche penali, che confermano i diritti degli animali ed estendono la disciplina legislativa ad ogni aspetto del rapporto con l’uomo. Nel 1991 nel nostro paese fu fatta la legge quadro n.281, e un’altra, altrettanto importante fu promulgata nel 2004 per vietare il combattimento tra animali. Ma ciò purtroppo non è ancora sufficiente. Per questo ho voluto proporre di istituire una Authority. Pochi ma essenziali, gli obiettivi da raggiungere. Coordinare organismi di sorveglianza autorizzati al controllo di tutte le strutture (canili, rifugi, allevamenti) attraverso ispezioni improvvise e delegate alla revoca immediata di permessi e autorizzazioni ove non venga riscontrata la completa adesione alle norme vigenti a tutela della dignità degli animali; sorvegliare e regolamentare tutte le attività riferibili alla sperimentazione animale; riconoscere il valore del servizio di volontariato, attraverso una formale certificazione da parte delle Istituzioni. Oltre ad una battaglia attenta e mirata per frenare il fenomeno del randagismo. I numeri sono allarmanti, il Ministero della Salute (cifre aggiornate a gennaio 2008) parla di mezzo milione di cani randagi sul territorio, di cui soltanto 149 mila ospitati nei canili. I dati sono molto più critici in meridione che al nord, per questo è necessario anche monitorare le centinaia di strutture che da un capo all’altro del Paese ospitano gli animali abbandonati. Un’osservazione costante che permetterà di valutare la qualità delle strutture, l’accoglienza riservata, e l’ottimizzazione dell’ospitalità. Per evitare il ripetersi di episodi come l’ultimo di marzo scorso, che ha provocato ad una famiglia siciliana il dolore più grande, la perdita del figlio ucciso a morsi da un branco di cani affamati e pochi giorni dopo il ferimento di una turista. Gli animali, fuggiti da una struttura privata fatiscente e completamente degradata che non si può certo definire canile, ma solo galera. E dalla galera per fame si scappa. E’ necessaria un’Authority anche per questo compito. Per capire se gli stanziamenti e i fondi destinati ai rifugi per animali vengono spesi bene e per le bestie. Troppe volte ci si è trovati di fronte a veri inferni mentre sulla carta esistevano ricoveri modello. Quei delinquenti che hanno fatto degli animali un business senza scrupoli debbono essere condannati ed esclusi da qualsiasi attività che riguardi gli animali

Da molto tempo vediamo scorrere davanti agli occhi una lunga, raccapricciante sequela di orrori, di animali feriti, maltrattati e spesso uccisi nei modi più atroci. Ciò mi ha portato a riflettere su tutti quei grandi pensatori, da Pitagora a Plutarco, da Leonardo da Vinci a Montaigne, a Voltaire, che fin dall’antichità hanno speso parole e azioni a favore degli animali, riconoscendo loro il ruolo di compagni di vita a cui si deve rispetto. La domanda che si poneva l’inglese Jeremy Bentham nel 1789 era: “Gli animali possono soffrire?”.La risposta è ovvia. “E allora perché dovrebbe la legge negare la sua protezione a un qualsiasi essere sensibile? Verrà il giorno in cui l’umanità accoglierà sotto il suo mantello
tutto ciò che respira” Stiamo parlando di più di due secoli fa. Invece ancora oggi, con l’approssimarsi della stagione estiva, nella cosiddetta società civile e a dispetto di tutti gli appelli, saremo costretti a fare per l’ennesima volta i conti di quanti animali sono stati abbandonati perché d’intralcio al piano vacanze. D’inverno piacevoli compagni, d’estate oggetti inutili. E’ sul campo che bisogna cambiare questa mentalità.

Daniela Santanchè

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