| Nov 01 2009 |
Pocket Novembre 2009Lentamente, ancora lentamente, ma qualcosa si muove. Al Cairo sheikh Mohammad Tantawi, Grande Imam dell’Azhar, ha detto che “Il velo non è Islam”, a Roma Abdellah Redouane Segretario Generale del Centro islamico culturale di Roma (l’unica istituzione musulmana italiana riconosciuta dallo Stato) in un’intervista a Vittorio Zincone ha affermato “Quello del proliferare anarchico di Imam non preparati è un problema serio. L’Imam svolge una funzione e per questo deve essere preparato”. Due affermazioni che confortano la mia battaglia contro il fondamentalismo e che vengono da quell’Islam moderato in cui la maggior parte dei musulmani si rispecchia ma che purtroppo, nella vita quotidiana, quella fatta di moschee improvvisate e di Imam propensi alla fagocitazione dell’Occidente, è relegato in un angolo dalle pressioni e dalle intimidazioni psicologiche e religiose di queste persone che, senza alcun titolo, si improvvisano portatori della tradizione islamica, interpretando le Sure del Corano nel modo più arcaico e perverso possibile. Promettendo il paradiso a coloro che si immolano per il Profeta e a coloro che riconducono a “ragione” quelli, o meglio ancora quelle, che osano ribellarsi. Come la giovane Sanaa Dafani, la marocchina di Pordenone accoltellata dal padre qualche mese fa, come Hina Salem, anch’essa barbaramente uccisa dal padre nel 2006 e sepolta nel giardino di casa. Due ragazze coraggiose che volevano decidere in prima persona come vivere la propria vita. Nel corso di questi ultimi anni sono trentasette le giovani immigrate musulmane giustiziate, sempre per mano di qualche familiare guidato dall’implacabile legge del dominio dell’uomo e della sottomissione della donna. Non mi stancherò mai di ripetere che l’indottrinamento del fondamentalismo islamico che usa il corpo femminile come merce di scambio per rafforzare il controllo delle proprie comunità deve essere spezzato, ponendo regole e avviando quei processi culturali di integrazione e affermazione della dignità individuale. E dunque se si vuole aiutare quell’Islam moderato, che condivide il valore della vita umana, lo Stato deve tornare a far sentire la sua presenza: dobbiamo imporre ai signori delle moschee di diffondere al loro interno il riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni individuo, a partire dalla parità tra uomo e donna. Accettando una volta per tutte il principio della libertà di espressione e di religione, un principio che è patrimonio universale dell’umanità. Dobbiamo riprendere in mano la proposta di legge per un Registro pubblico delle moschee che faccia chiarezza su come vengono gestite e amministrate. E il progetto di un albo professionale degli imam che tenga lontano dai luoghi di culto islamici estremisti travestiti da predicatori. Daniela Santanchè Leggi anche... |
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