Sembra una storia infinita: Siamo infatti ancora in attesa della decisione, da parte della “Grande Chambre” della Corte Europea, sull´esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche italiane. Un´attesa che conferma l´importanza del pronunciamento che coinvolge, a tutti i livelli, l´Europa intera e non solo il nostro Paese. Quando, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio Gianni Letta e il Ministro degli Esteri Franco Frattini hanno presentato il ricorso contro la sentenza di novembre della CEDU - Corte europea dei diritti dell’Uomo - che prevedeva di rimuovere il crocefisso dai luoghi istituzionali, non c´era la certezza che questo potesse essere accolto. Strasburgo invece, ha ammesso l´istanza del Governo Italiano ed ora è tutto nelle mani della “Grande Chambre” e c´è solo da aspettare. Quello che è considerato un simbolo di pace, di sacrificio, di umanità e di speranza ha scatenato uno scontro legale i cui esiti vanno al di là dello stesso pronunciamento della Corte. Stabilire `per legge´ quello che è “una oggettività storica dell´Europa e del sentire comune” come ha molto serenamente affermato il cardinal Bagnasco è sintomatico dell´equilibrio che si deve ancora trovare in questi tempi di globalizzazione. Qualora si applicasse la sentenza allora, paradossalmente, si potrebbe pensare di abbattere tutti i campanili che inducono al ricordo della Chiesa…? Forse è utile rammentare, dove il buon senso non basta -come dice il buon Bersani - che sia nel Trattato di Maastricht del
1992 che nel più recente Trattato di Lisbona, nella Comunità Europea vige, ed è inderogabile, il principio della sussidiarietà e cioè “le decisioni devono essere prese il più possibile vicino ai cittadini” (sono parole scritte nel preambolo del Trattato e ribadite dall´art. 5 del Trattato stesso). Quindi se in tutti i Tribunali italiani, nei vari gradi e nei vari ricorsi, la richiesta del genitore che pretende l´eliminazione del crocifisso in nome della laicità dello Stato non ha trovato accoglimento, perché, in nome del principio della sussidiarietà la sentenza di Strasburgo deve stravolgere questa decisione? Nella nostra democrazia ognuno può regolare la propria vita, nel rispetto delle leggi e delle regole comuni, come più gli aggrada; quello di cui non riesco a capacitarmi è l´uso meschino che una parte della politica sta facendo di questa questione, inducendo le persone a pensare che qualora il ricorso
italiano venga accolto, si “riduca” l´uguaglianza fra i cittadini. La convinta laicità dello Stato Italiano è viva nella nostra storia e nella nostra identità di popolo come patrimonio irrinunciabile, ma essa passa anche per la storia di Gesù Cristo, figlio del Signore per noi cattolici, ma grande profeta anche per gli ebrei e per i musulmani. Egli ha sofferto ed è stato ucciso per quello che predicava, le sue parole ancora oggi parlano di attualità. E la negazione del contributo dato dal Cristianesimo alla nostra società, al di là degli errori e delle contraddizioni storiche - di cui spesso la Chiesa ha fatto il mea culpa - è un errore inconcepibile. La nostra contemporaneità, atea o religiosa che sia, non può ignorare che molti dei valori universali dell´umanità quali, la dignità della persona umana, l´eguaglianza fra uomo e donna, la fratellanza fra i popoli, la solidarietà, la non violenza; vale a dire le
radici più profonde dell´Europa, attraversano sia il Cristianesimo, sia la Convenzione dei diritti dell´uomo e allora perché non lasciare in pace il silenzioso crocefisso, esso non genera nessuna discriminazione ma raccoglie in se il valore universale dell´amore per “il prossimo”. E se qualcuno lo legge come arma impropria, facendo appello a pluralismi educativi disattesi è come se spazzasse via decenni di storia e applicasse una sorta di abominevole legge “par condicio” sulla laicità che con questo errore diventa puro “laicismo” .
“…Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocefisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”. Questo scriveva negli anni ´80 la scrittrice Natalia Ginzburg, ebrea, atea, la quale senza pregiudizi e preconcetti riconosce l´universalità di questo simbolo dandogli una consistenza che va al di là di qualsiasi religione. Ma quello che mi amareggia di più, da italiana e da cattolica, è che purtroppo dalla “Grande Chambre” verrà scelta una chiave di lettura, la quale, probabilmente non accontenterà nessuno, credenti o non credenti, il crocefisso sarà ancora una volta “valutato” solo ed esclusivamente sulla base di un quadro giuridico fatto di norme, regolamenti e leggi in nome della preservazione di quella “società democratica” per la quale Gesù è stato crocefisso e che a questo punto poco a che vedere con i veri valori della vita.
Daniela Santanchè
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