Daniela Santanché story (1).
Daniela Santanchè (An) trascorse un’infanzia contrastata e faticosa, che qui testimonia:
“Lo riconosco: io da piccola ero una peste,una ribelle, una rompiballe, se mio figlio fa a me quello che io ho fatto ai miei genitori sono rovinata. Il primo ricordo che ho della mia vita è questo: ci sono io a quattro, cinque anni, con il grembiulino dell’asilo e la ramazza in mano, che sto facendo le pulizie mentre qualcuno mi fa una fotografia, e risento la voce di mia mamma Delfina in lontananza che dice: ecco, Daniela, lei deve sempre fare qualcosa! Ecco, lei deve sempre comandare!… Il fatto è che non volevo uniformarmi alla mia famiglia, accettarne le regole, anche da piccolissima, tantè che prima di andare alle elementari i miei genitori mi portarono dallo psicologo, perché avevano l’intenzione di mettermi in collegio.
Non mi volevano più tenere in casa con mio fratello e mia sorella! Poi non se nè fatto nulla, ma qualche anno fa, quando ho partorito Lorenzo, mia madre mi ha detto: "speriamo che tuo figlio non sia come te, perché se devi pagare quello che hai fatto pagare a me, auguri! Però quanto soffrivo, e infatti”.
(1. continua)
Daniela Santanché story (2)
L’onorevole Daniela Santanché (An), all’età di cinque anni, evitato per un soffio il collegio, dove i genitori avevano intenzione di rinchiuderla, ottenne di restare a casa per tutta l’infanzia, insieme ai suoi fratelli: “Io ero la figlia di mezzo, tra un fratello e una sorella. Mio fratello era il più piccolo, maschio, e per mio padre il figlio maschio ha una certa importanza. Mia sorella, Fiorella, era la più grande, due anni più di me, una bambina meravigliosa, e in seguito anche una bellissima ragazza. Da piccole giocavamo spesso alla casa delle bambole, ma lei era una megalomane, aveva sempre ‘ste case stupende, con saloni, salotti, stanze, personale di servizio e tutto quanto: io invece facevo sempre la parte di quella povera e abbandonata, lasciata dal marito, che viveva in una soffitta e aveva tre figli. Aveva il complesso della piccola fiammiferaia, oltretutto ero abbastanza bruttina, molto magra, con un mento un po’ sporgente. Il fatto di non essermi sentita bene accetta ha influito su di me: ancora oggi mi sento come se dovessi ancora dimostrare che sono brava, che sono intelligente, che sono capace, come se dovessi raggiungere un premio finale. Ma è dipeso anche da mio padre… mio padre mi ha rovinato la vita…”. (2 continua)
Daniela Santanché story (3)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) ebbe una "dura" educazione: "Ero una ribelle, una bambina ingombrante, fastidiosa anche nei confronti dei miei fratelli, che erano perfetti, mentre io li incitavo a reagire verso la famiglia. Insomma, mi potevano ammazzare di botte, ma io niente, se avevo un´idea non la cambiavo. Mia madre era l´addetta alle sberle, alle punizioni fisiche, mi tirava perfino i capelli, e mi stupisco ancora di averne tanti. Mio padre, invece pensava ai castighi pesanti: via la bambola preferita, via la tv, non potevo mangiare con loro. Ma il castigo peggiore era quando venivo chiusa al buio nello sgabuzzino. Ci finivo se rispondevo male, se non rispettavo apposta gli orari che mi davano, se non raccoglievo le cose da terra. Io ci morivo, ma non facevo un plissè, una piega, e tanto meno urlavo "aprite". Mai! Stavo lì, con tutti quegli scaffali pieni di scarpe, che non so più quante volte ho contato. E infatti erano sempre i miei fratelli che intervenivano per farmi uscire. Mia sorella, che è molto più buona di me, una santa, andava da mia mamma a dire: non sentiamo più Daniela, mamma falla uscire, Daniela poi non lo fa più. Alla fine mi aprivano, ma intanto io là dentro ero morta di paura, con il buio, le scarpe che diventavano fantasmi, e i rumori, per cui mi turavo le orecchie per non sentire nulla. E ancora adesso, per quelle cose, ho paura a restare chiusa negli ascensori" (3.continua)
Daniela Santanché story (4)
L´Onorevole Daniela Santanchè (Alleanza nazionale) era una "bambina ribelle", anche nel comportamento scolastico, e infatti dichiara: "Alle elementari mia mamma andava a parlare con i professori dei miei fratelli e le dicevano: `Due ragazzi intelligentissimi, ma non hanno la volontà, non si applicano´. Poi andava a parlare con i miei professori e le dicevano: `Daniela ha una volontà, un´applicazione! Ce la mette tutta!´...Insomma, a scuola non ero brava. Diciamo che ero normale, però presi anche sette in condotta. Successe alla scuola media statale di Cuneo. Ricordo che ero in quest´aula, una cosa piccola, con spazi piccoli, banchi piccoli, e io mi stufavo, mi sentivo costretta, sempre ferma a quei banchi... Allora ho fatto una roba!... che ero pazza!... C´era il professore di latino, e durante la lezione ad un certo punto mi sono buttata per terra. Lui:´Ma cosa fai lì per terra?!´. E io: `Sto insegnando l´alfabeto alle formiche´. Mi cacciarono e mi sospesero per tre giorni. Il fatto è che stare per terra mi dava un senso di pace...". (4.continua)
Daniela Santanché story (5)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) dichiara di "essere diventata grande una volta andata via da Cuneo, a diciotto anni". E infatti chiarisce: Dopo il liceo dissi a mio padre: vado a fare l´università a Torino, Scienze Politiche. E lui: `Allora sei una brigatista!´. Io volevo dimostrargli che ero una brava, una capace, ma quando mi ha detto che ero una brigatista, allora lì mi è crollato il mondo. Lui non voleva vedere l´evoluzione della famiglia, prima contadini, poi lui che diventa imprenditore nei trasporti... pensava fosse un gap il fatto chi io mi laureassi... ma se mio figlio domani fa più di me io sono contenta. Per mio padre invece ero quella che rifiutava le cose che lui aveva costruito. Io spiegavo: intanto mi laureo, poi tu mi mandi all´estero, quando torno nella tua società sarò più brava, perché porterò innovazione. Macchè, era arrabbiatissimo: vuoi andare a fare l´università! Mi ricordo che disse:fammi un conto di quanto costa stare a Torino, i libri, l´alloggio, e tutte le cose. Ci volevano circa cinquecentomila lire al mese. Va bene, dice, io te ne do centocinquanta. E il resto? Il resto ti aggiusti. Infatti per due anni, a Torino, feci veramente qualsiasi lavoro..." (5. continua)
Daniela Santanché story (6)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) ritiene di essere stata "corteggiata più da grande che da ragazza" e al riguardo chiarisce: "alle scuole medie non piacevo, ero abbastanza bruttina, cioè... normale. E al liceo ero ancora molto magra, tutt´altro che piacente. Il mio primo amore l´ho avuto a sedici anni, lui era di Cuneo, otto anni più grande, ma, in generale, non ero presa da quelle cose, non mi interessavano, anche perché l´oggetto del desiderio, in casa, era mia sorella che aveva due anni di più sempre piena di corteggiatori. E così ho preferito evitare la competizione in quel campo, per cui finiva che le questioni sentimentali mi incuriosivano giusto se riguardavano le mie amiche o appunto, mia sorella. Ad esempio ricordo che lei ricevette una lettera d´amore, e io, che avevo quattordici anni, le scrissi la lettera di risposta. Ero più una consulente che una protagonista! I miei pensieri erano del tipo: come fare a scappare da Cuneo, i sogni sulla mia vita da grande, cioè riguardavano le cose che mi prefiggevo di fare. Diciamo che la mia esplosione l´ho avuta dopo i diciotto anni. E´ allora che ho cominciato ad essere notata e quindi, visto che mi sono sposata giovanissima, a ventuno anni, ho avuto pochi amori. Poi sono stata sposata fino a trentacinque anni, quando ho incontrato il padre di mio figlio. Insomma è andata così: le mie amiche raccontavano, piangevano, si disperavano, quello non le voleva, quell´altro faceva questo, io da ragazzina quei tormenti non li ho mai avuti... però li ho avuti da grande..." (6. continua)
Daniela Santanché story (7)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) si dichiara "contenta, anche se ho avuto una vita molto difficile", e chiarisce: "Ora ho un ottimo rapporto con i miei genitori, ma ho ricevuto da mio padre un´educazione molto dura e le mie scelte erano sempre disapprovate e ostacolate. Per me non c´era mai niente che non fosse sudato, faticato, forse perché ero una ribelle rompiballe, forse perché non accettavo le regole della famiglia, il conformismo, l´essere la figlia di Garnero a Cuneo. E allora volevo fare sempre il contrario di tutto: andavo sui pattini a rotelle, una cosa per cui mio padre diventava pazzo, mi dipingevo i capelli di rosso, mi truccavo, tutti atteggiamenti che davano fastidio ai miei genitori conservatori. Ma il più grande dispiacere l´ho dato loro a diciotto anni: era uso, nel mio ambiente dell´epoca, regalare ad una ragazza che diventava maggiorenne l´A112 Elegant. Io, invece per contrappormi a mio padre, mi impuntai per avere la Renault due cavalli, una macchina libera, la macchina dei figli dei fiori!. Fu una tragedia! Per tutta risposta, invece di darmi i soldi, mio padre me li fece guadagnare, facendomi lavorare tutta l´estate in azienda. Per non parlare di quando decisi di andare a passare l´estate in Inghilterra, e lui mi mandò un mese a raccogliere le fragole nei campi per mettere insieme i soldi del biglietto. E neanche quando sono diventata parlamentare è andata bene: nessuno della mia famiglia è mai venuto a vedermi alla Camera. E´ un piccolo dolore che resta nel mo cuore. Eppure ai miei genitori voglio un bene dell´anima, sono anche grata di essere stata educata così, perché sono il prodotto di quell´educazione. Però so che me la devo cavare da sola..." (7 continua)
Daniela Santanché story (8)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), nonostante l´opposizione dei genitori che l´accusavano di voler fare la brigatista, lasciò Cuneo per iscriversi all´Università di Torino, facoltà di Scienze Politiche: "I primi mesi nella nuova città - ricorda - furono davvero pesanti. Con i miei che non mi davano soldi mica potevo andare a fare la spesa e comprarmi quello che volevo: vivevo a cappuccini e brioche, che erano la cosa che costava di meno. Ma io ero comunque convinta di avere le capacità per guadagnarmi da vivere sempre e in ogni frangente. Così, nei primi due anni ho veramente fatto qualsiasi lavoro, dalla dog-sitter di tre cani di una vicina che portavo al parco tutte le mattine e tutte le sere alle otto, alle collanine, che andavano tanto di moda in quel periodo e che io facevo di notte. Quando non dormivo, perché avevo paura dei ladri, allora infilavo le palline e le perline. Poi, visto che ero molto brava a lavorare ai ferri, facevo anche le maglie di cotone e le vendevo ad una società di Milano. Poi facevo il door-to-door... per portare le cose... e la cameriera al bar Patria, dove però lavoravo solo due ore: avevo il mio grembiulino e servivo ai tavoli, anche perché non ero capace di fare altro, in un bar. Insomma, facevo di tutto e, passato il primissimo momento di ambientamento, i soldi per me non erano più un problema: e all´Università ero pure brava, perché studiavo..." (8 continua)
Daniela Santanchè Story (9)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), lasciò Cuneo subito dopo il liceo, nonostante la contrarietà della famiglia, per iscriversi all´università di Torino, facoltà di Scienze Politiche: "vivevo in una stradina al centro di Torino, in un palazzo con una piccola mansardina sotto il tetto, al quinto piano. Però nello stabile, l´ascensore arrivava solo fino al quarto, quindi per arrivare nel mio locale, si doveva fare una rampa di scale a piedi. La paura! Io non mi addormentavo fino alle cinque di notte dal terrore perché mi ero rifiutata di fare come le altre mie amiche che si erano messe in due o tre nella stessa casa, no, io volevo stare da sola, mi punivo per essermi trasferita da Cuneo contro tutto e contro tutti. Che incubo, però perché di notte stavo sempre a sentire l´ascensore, prima per capire se si fermava al quarto, poi se era al quarto, allora stavo attenta ad ascoltare i passi, se si fermavano al piano di sotto o se c´era qualcuno per le scale che saliva su da me. Però avevo una mia teoria: che i ladri o i rapinatori agivano solo di notte fonda, alle due, alle tre, perché poi la città si risvegliava, c´era gente in giro, e i malviventi che ne erano disturbati, scomparivano. Insomma, mi davo questa scusa, e alle cinque e mezzo, finalmente, dormivo. In questo modo però, durante la notte avevo modo di studiare tanto...". (9 continua)
Daniela Santanchè Story (10)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) ricorda: " la prima automobile me la sono comprata a ventuno anni, mentre facevo l´università a Torino: la Mini Clubman, color panna con le righe marroncine, la macchina più di moda in assoluto a quei tempi. Era la prima auto che mi compravo perché la Renault due cavalli, che mi aveva dato mio padre per i miei diciotto anni... visto che mi ero impuntata per avere l´automobile non conformista, da figlia dei fiori... era rimasta a Cuneo. Mio padre l´aveva voluta indietro perché, essendo contrario che mi trasferissi a Torino, tradivo la sua volontà. Vuoi andartene di casa per forza? Vai, ma la macchina che ti ho dato non è tua e resta qua. Pazienza, ho detto, e dopo un po´ l´auto me la sono comprata io, con i miei soldi, studiando e lavorando, lavorando e studiando..." (10 continua)
Daniela Santanchè Story (11)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) dichiara di essersi sposata "per amore", mentre ancora faceva l´università: "A ventuno anni ho incontrato a Torino il mio principe azzurro. Ma no era uno studente, mi sono innamorata del mio chirurgo, Paolo, che aveva quindici anni più di me. Andò così: da ragazza avevo il complesso del naso con la gobba, che non mi faceva stare bene, mi dava fastidio. Figuriamoci in casa mia, quando ho detto: mi rifaccio il naso! I soldi non te li daremo mai, mi hanno risposto i miei genitori. E va bene - ho detto io - i soldi me li trovo da me. E così, ero diventata carina, a vent´anni, faccio la modellina per Enrico Coveri che cercava ragazze da far sfilare nello show-room e pagava molto bene. Il giorno dopo aver preso la prima paga, senza dirlo a mio padre, già avevo l´appuntamento dal chirurgo. Arriva così il momento dell´operazione, ma che impresa! Con l´anestesia ho dato fuori di testa. E´ arrivato il chirurgo: non possiamo operare questa ragazza, non sta ferma... a meno che non accetti l´anestesia totale. Certo che l´accetto, dico subito; si opera, e alle dieci di sera avevo il mio naso nuovo. Quando sono tornata a casa, a Cuneo, mia madre ha dettocce stavo bene, mio padre... non ricordo. Comunque l´amore ancora non c´entra. Ma due mesi dopo porto un´amica che si vuole rifare anche lei il naso, dal mio chirurgo, ed è lì che è scoppiato l´amore! Lui ha cominciato a corteggiarmi e ci siamo messi insieme a gennaio. Ad Aprile lui mi fa: che fai quest´estate? Guarda dico, io ho una famiglia molto conservatrice e secondo le regole di casa mia a luglio devo andare con i miei genitori; per agosto, però, ci possiamo organizzare. Ma così, mi dice lui, mi lasci da solo tutte le vacanze, se è perché siamo solo fidanzati, allora ci potremmo sposare. Dopodiché, siccome il mio ex marito era un nobile, di famiglia molto formale, andò pure a chiedere la mia mano a casa: a mio padre non gli sembrava vero che c´era qualcuno che voleva prendersi `sta figlia. Non ha fatto una piega e gli ha detto subito: "Benissimo, sono d´accordo". Si fanno tutti i preparativi, ma quando arriva la data del matrimonio, il 23 giugno, io, il giorno prima, decido di annullare tutto. Arrivo a Cuneo e dico: mamma, dai tutto indietro perché non mi sposo più. Ma come? E tutti gli invitati? A quel punto sono iniziate una serie di telefonate, prima mio padre poi il promesso sposo con mia madre, che gli dice: "Ma io glielo avevo detto che mia figlia è una pazza! Lei non mi ha ascoltato, e adesso non si sposa più!" Io pensavo: ma come faccio, ho vent´anni e mi impegno per tutta la vita? Nella buona e nella cattiva sorte? E se magari, tra un po´, lui non mi piace più? E dicevo a mia madre: io non li voglio per tutta la vita, non posso fare una cosa del genere, ti rendi conto? E lei: ma tu sei una cretina, tu ti vai a sposare a vent´anni, io te l´avevo detto! Passammo la notte così, mi mancava l´aria. Al mattino mi era passata, oppure mi ero fatta forza, e, insomma, arrivai in chiesa al braccio di mio padre. Mi ricordo l´ingresso in questa chiesa fantastica, il quartetto d´archi, l´Ave Maria di Schubert, tutto predisposto a perfezione dal mio ex marito. Senza sapere neanche come, in sei mesi mi sono ritrovata sposata. Dopo qualche anno è finita. Perché sono cresciuta, mentre lui era già grande, e così un po´ non voleva bambini, un po´ non credeva più in quello in cui credevo io, ed è finita, insieme all´amore... Però è stato un uomo che a me ha dato moltissimo, mi ha insegnato un sacco di cose, intelligente, elegante, colto. E se tornassi indietro io risposerei lui e starei con lui tutti gli anni che siamo rimasti insieme."
Ndr: l´onorevole Santanchè, ricordando nelle precedenti puntate la sua prima automobile, "una Renault due cavalli" , ha inteso citare Barney Panofsky ("la versione di Barney, Adelphi, pagina 19). La popolare macchina due cavalli - come annota anche Michael Panofsky - era naturalmente la Citroen. (11 Continua)
Daniela Santanchè story (12)
L’onorevole Daniela Santanchè è “diventata di destra”, frequentando l’università: “Scienze politiche, nella Torino fine anni Settanta, era tutta di sinistra. Ogni cosa era omologata, l’eskimo, gli scioperi, i picchetti davanti alle facoltà, piene di gente infarcita di marxismo, con il ‘Capitale’ e tutte quelle cose là… e io, proprio per reazione, andavo dalla parte opposta. Oltretutto, ero la tipica cremina… I cremini stavano a Torino, come i sanbabilini a Milano: avevamo la gonna blu a pieghe, la camicia Oxford azzurra, i golfini, le prime borse firmate Chanel e Vuitton, i jeans stretti Levi’s, le scarpe Scott blu. Così, all’università, ero diventata una specie di emblema, tanto più che la mia era una vera guerra contro tutti quei professori di sinistra: mi ricordo, ad esempio, uno bello tosto come Filippo Barbano, di sociologia. Io andavo a sostenere gli esami dicendomi: tu professore sei qua, e mi vuoi sfottere perché io non la penso come te, ma sono talmente preparata che non ci riuscirai. Eppure, nonostante fossi
considerata una delle ragazze del Fronte della Gioventù, non ero molto impegnata, non sono neanche mai andata in una sezione. Non era proprio nei miei piani frequentare gli ambienti della destra politica, non avevo tempo: studiavo sempre e lavoravo per mantenermi, mi ricordo ancora la divisa da cameriera che avevo al bar Patria, il camice bianco, con i quadretti bianchi azzurri…”. (12 - continua)
Daniela Santanchè Story (13)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) ritiene di essere "una parte tipo animale, intuizione e fiuto, e per l´altra parte un tipo fortemente razionale" Al riguardo chiarisce: Sono sempre stata scientifica nell´elaborazione delle mie cose. Perché credo che altrimenti non si riesce. Come fai se non sei così? Dal momento in cui mi alzo al mattino per me non c´è altro. Non può esserci altro, perché lo stare bene con me stessa consiste nel perseguire i miei obiettivi. Non sono mai una che dice: ah , ma che brava che sono! Certo sono molto contenta di quello che faccio, ma penso sempre che potrei farlo meglio. Quindi non mi fermo mai, non ho tempi morti, non ho pause, e la dedizione al mio piano di vita è costante: ventiquattro ore al giorno. Forse sono alla continua ricerca di dimostrare qualcosa, anche perché tendo a sottovalutarmi molto. Se non fai così, che spazi di miglioramento hai? Ora da tre anni sono parlamentare, arrivata lì che dicevano: ecco la Santanchè, i tacchi a spillo, la mondanità... ma oggi penso di avere fatto capire che sono seria, che è un lavoro che mi piace, che voglio fare bene le mie cose, che ho passione, e anche ambizione, perché no? E quando sento dagli altri che questo mi viene riconosciuto è per me una bella soddisfazione perché la gente spesso non ha compreso che per me la mondanità era prima di tutto un business. Io non sono di quelli che vanno alla mondanità gratis, io ci ho lavorato e ci ho guadagnato, con la mondanità, ad esempio quando ho aperto la Dany Comunicazione, nel 1992. Allora vorrei che si capisse una cosa: tutto mi è servito, senza tacchi a spillo, la mondanità e il resto, sarei arrivata qua a Montecitorio come il 99 per cento dei parlamentari..." (13continua)
Daniela Santanchè Story (14)
L'onorevole Daniela Santanchè rivela di non avere avuto "molti ragazzi nella sua vita", anche perché mi sono sposata prestissimo". Inoltre chiarisce: "Il fatto è che non sono una molto interessata agli uomini, nel senso della conquista. Non sono di quelle che si guardano intorno. E infatti tutti, anche i miei amici di sesso maschile, mi dicono che non ho quell'atteggiamento di una che si vuole... Ci sono donne che fanno le civette, che vogliono fare, ecco io non sono una di quelle. Non è nei miei piani. Comunque, per conquistarmi, un uomo deve farmi sentire una principessa, coccolarmi, viziarmi, ma viziarmi di modi, farmi sentire la prima del mondo, occuparsi solo di me, che vuole solo me, importante, unica. Deve farmi sentire amata. Nella conquista mi affascinano i modi, non le cose o i gioielli..." (14 continua)
Daniela Santanchè Story (15)
L'onorevole Daniela Santanchè (An) rivela: "Il primo uomo politico che mi ha conquistato è stato Ignazio La Russa, ma prima avevo già conosciuto Paolo Cirino Pomicino, che era ancora presidente della commissione Bilancio della Camera. Con Cirino Pomicino siamo diventati subito amicissimi e ora che se ne è andato con il centrosinistra gliene ho dette di tutti i colori. Se c´è un problema politico mi dispiace per lui, ma io l´ho proprio insultato pesantemente... però poi l´amicizia rimane, e bisogna almeno aggiungere che nel centrodestra l´hanno trattato davvero molto male. Io comunque non ho mai votato Democrazia Cristiana, sempre Msi e poi An. Ignazio, invece, l´ho conosciuto nel 1995. Una mia amica di Caserta viene a Milano e mi dice: facciamo una cena che io devo vedere La Russa per una certa cosa. E io: La Russa no, non mi sta simpatico. Lei insiste e allora dico: facciamo così voi andate a cena e dopo, se volete passare a casa mia, io lo conosco e lo saluto. Beh, sono arrivati da me e come l´ho conosciuto mi è stato subito simpaticissimo! Vedi come uno sbaglia nella vita. Poi di lì abbiamo cominciato a frequentarci, siamo diventati amici, e con quest´uomo brillante, capace, molto intelligente, ho cominciato ad appassionarmi di politica..." (15 continua)
Daniela Santanchè Story (16)
L'on. Daniela Santanchè (An) rivela: "Chi ha insinuato che avrei comprato il cognome Santanchè ha detto una sciocchezza. Ma comprato cosa? Avessi sposato De Benedetti, Agnelli o Moratti, capisco, è un cognome... ma il cognome che ho sposato io, sono io che l´ho reso pubblico, mentre prima equivaleva a un Rossi qualunque. Mi spiego: io ho sposato un uomo a ventuno anni, per amore: era di famiglia borghese, nobile, chirurgo plastico. Ho lavorato dodici anni della mia vita come solaio so fare, notte e giorno, per le pubbliche relazioni. Facevo il campionario, gestivo gli studi e le cliniche, tenevo la contabilità, incassavo i soldi ero una che gestiva la sua azienda, la nostra era una Spa. E c´ero e non c´ero, faceva la differenza. Lui non faceva niente di questo, operava e basta... intendiamoci, operava bene, era bravo, molto bravo... ma io l´ho fatto diventare uno dei chirurghi, se non il chirurgo più famoso d´Italia. Dopodiché, tutti mi conoscevano come Daniela Santanchè! E allora, quando ci siamo lasciati, ho detto: perchè devo perdere il cognome , che per il mio lavoro è come un marchio?... Quando a trentacinque anni ho divorziato sul piano economico tutto quello che ho avuto sono stati tre milioni al mese per tre anni, e poi è finita lì perché non mi sembrava giusto che il mio ex marito mi desse dei soldi mentre ero insieme ad un altro, e anche incinta. Però al momento della divisione dei beni, c´erano anche delle proprietà che avevamo comprato insieme, una in Svizzera, una a Milano dove lui ha ancora lo studio. Allora feci una battuta: "Guarda, a me non interessano le case da dividere al cinquanta per cento, l´unica cosa che io chiedo in cambio di tutto è questo cognome da aggiungere al mio da ragazza, hai qualcosa in contrario? NO ha detto il mio ex. Poiché ci vuole un decreto, ho fatto tutte le pratiche e alla fine ho ottenuto il mio cognome. Ora ce l´ho anche sulla carta d´identità nuova: "Garnero Santanchè Daniela. Stato civile: libera "..." (16 continua)
Daniela Santanchè Story (17)
L'on. Daniela Santanchè (An) rivela: "A vent´anni ho fatto una vita che nessuno fa a vent´anni. Ero sposata con un uomo molto intelligente, molto colto, che mi ha insegnato tanto, generoso con me nei modi e nelle cose. Io facevo ancora l´università ma già lavoravo per lui, ed era un lavoro che mi piaceva: conoscevo un sacco di gente, giravo tutto il mondo ho fatto dei viaggi bellissimi, l´Australia, la Polinesia, l´America, l´Africa. Erano i tempi della Milano da bere, in piena espansione economica, ed io, in quel giro, ero la più giovane di tutte le donne, una ventenne che faceva una vita piena da trentacinquenne, molto corteggiata da tutti, sempre in prima fila alle sfilate di moda, le feste. E intanto mi sono anche laureata, ho fatto il master alla Bocconi, e mi sono detta: ma io con quello che ho fatto finora che lavoro posso fare? Così ho messo su una società di comunicazioni e pubbliche relazioni, grazie alla quale a trentaquattro anni ho conosciuto il mio secondo compagno, Canio... Stavo organizzando un grande evento a Milano e cercavo degli sponsor. Una persona che conoscevo mi dice: guarda, ti presento questo amico che ha un´azienda farmaceutica e potrebbe essere interessato. Me l´hanno presentato, e io... ma proprio non mi piaceva, ma manco ci ho pensato, non mi veniva proprio in mente. Poi, invece, così... è scoppiato l´amore". (17 continua)
Daniela Santanchè Story (18)
L'onorevole Daniela Santanchè (An) rivela: "Dopo tanti anni di matrimonio con quello che è adesso il mio ex marito mi sentivo molto un'azienda, una macchina da soldi tra sponsor, pubblicità, pubbliche relazioni, la gestione di tutto quello che ruotava intorno all'attività di mio marito. Invece dall'altra parte c'era Canio: un progetto. Ma non un progetto di leasing, era un progetto con dei valori. Questo, mi sono detta, è un uomo che mi parla di cose, non di sala operatoria, venti milioni, trenta milioni, il giornale, le fotografie, la festa, l'attrice, Hollywood, Cannes e quant'altro. Erano tutte cose più normali. Canio mi ha detto: come mi piacerebbe avere un figlio da te. Figuriamoci, io avevo un marito che mi portava i libri sulle patologie neonatali e mi diceva: quali figli, ma tu sei pazza, e di colpo mi trovo un uomo che parla di continuità, che crede nella famiglia, nelle cose importanti, nei figli e tutto... Io, se c'è da prendere una decisione, sono una che decide rapidamente! Insomma, per farla breve, conoscevo Canio da sei mesi e, tac, ho lasciato mio marito: detto fatto. Me lo ricordo ancora come se fosse adesso: luglio, in barca..." (18 continua)
Daniela Santanchè Story (19)
L´onorevole Daniela Santanchè pur precisando che il primo marito fu "un grande amore" in quanto a "vent´anni mi sembrava il principe azzurro delle favole", ricorda come terminò il suo primo matrimonio: "Conoscevo il mio attuale compagno, Canio, da sei mesi e avevo capito che ormai il mio matrimonio era finito. Me lo ricordo ancora come fosse adesso: luglio, in barca. Mio marito sotto, in cabina, che studia, legge. Io scendo giù... mi veniva da stare male con quello che gli dovevo dire. Pensavo: e adesso come glielo dico che li lascio... questo qui, poveretto, mi muore. Come fa senza di me? Lui è un chirurgo eccezionale, ma non ha idea di come si paghi una fattura, non sa neppure cos´è l´Iva... Insomma, arrivo in cabina e dico: "Paolo, ti devo parlare". "Adesso? Non vedi che sto studiando?". "Adesso si, guarda che forse per te è meglio adesso". "Che c´è?" "Tra noi è finita, mi sono innamorata di un altro, che vuole un figlio da me. Me ne vado". "Ma che stai dicendo?". "Non sono fesserie. Ti lascio" Ah, va bene. Però ti chiedo solo una cosa. Potresti, prima di andare via, organizzare la festa dell´undici di agosto in Sardegna?". Ma tu guarda, mi sono detta: "Va bene, allora parto il dodici mattina". Così si fa la festa, organizzo tutto, e il 12 lui viene da me e fa: "Allora, cosa fai, parti?" "Te l´avevo detto che sarei partita". E lui: "Ma guarda che se parti non torni più". "E chi vuole tornare!?", gli rispondo. Figuriamoci, avevo già il taxi fuori. Ricordo che c´era un diluvio che non se n´è più visto un altro come quello, ma io, sotto la grandine, sono partita. Sembrava un film: tutta la situazione, la pioggia, la grandine... arrivo a Olbia. Da Olbia a Napoli e lì c´era già Canio, il mio grande amore, che mi aspettava... Poi, chissà, magari a settant´anni conosco un altro grande amore, ma questo non lo scrivere perché Canio è gelosissimo..." (19 continua)
Daniela Santanchè Story (20)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), da ragazza, voleva fare il ministro del tesoro, per un´inclinazione che così spiega: "A diciassette anni mi intervistarono insieme ad altre ragazze per una trasmissione tv, "Viva le donne", con Amanda Lear e Andrea Giordana. A me chiesero a quale programma televisivo volessi partecipare. E io: al telegiornale. E poi: cosa vuol fare da grande? E io: il ministro del Tesoro. Avevo questa idea, nel mio immaginario di ragazzina, perché ho sempre pensato che nella vita è molto importante non essere un numero. Io volevo essere io: Daniela Santanchè e non Brambilla-Mario Rossi... ma non vorrei che questa cosa ,scritta, apparisse diversa dal mio pensiero... cioè, è noto che uno che fa il ministro del tesoro non è un cretino. E io non ha mai avuto l´aspirazione di fare quei lavori che danno subito visibilità o notorietà, come l´attrice, oppure la giornalista in televisione, ma, più che sulla prestanza fisica, ho sempre cercato di contare molto sul mio cervello. Allora, non è che volevo fare il ministro per diventare famosa, ma per fare una cosa in cui si diventa autorevoli, senza essere un numero, e dove si arriva solo se si ha una testa... Giulio Tremonti, ad esempio, per me era un genio..." (20 continua)
Daniela Santanchè Story (21)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), è stata eletta alla Camera nel 2001, candidata in Lombardia nel proporzionale "grazie a Ignazio La russa", in un collegio dove Alleanza Nazionale non aveva mai preso un parlamentare": "Quella era una vera e propria mission impossibile, come disse Viviana Beccalossi. Una campagna elettorale fatta in solitudine, molto innovativa, con la serata delle stelle, concerti, comici, cantanti, buffet, tour. Il mio slogan era: "più sicurezza per più libertà", ma sicuramente mi aiutò anche una grande campagna mediatica...Michele Santoro, la Repubblica, la Stampa, Il Corriere della Sera. Sebastiano Messina scrisse su Repubblica uno degli articoli più belli che mi abbiano mai dedicato. Una Pagina! Mi ricordo che c´era un comizio, e io, quando mi dissero che c´era tra il pubblico Messina, che non conoscevo, rimasi terrorizzata. Invece poi fu una persona molto corretta, che raccontò quello che vide, senza provocazioni. Anche Aldo Cazzullo che quell´anno era ancora alla Stampa, mi trattò bene, e Giancarlo Perna fu veramente carino, tengo ancora l´attacco del suo pezzo, nessun giornalista potrà mai fare un attacco così bello come quello che mi scrisse Perna. Eppure quando sono arrivata qui in Parlamento c´erano molti pregiudizi: sembrava che arrivasse la signora dei salotti, quella dei tacchi a spillo, quella che veniva qua a fare la passerella, lo show. Ma credo che ormai, dopo tre anni, questi pregiudizi siano stati smentiti...". (21 continua)
Daniela Santanchè Story (22)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) al suo arrivo in Parlamento, nel 2001, si è "sentita bene accolta", e infatti conferma: "Sono stati tutti molto gentili ma non mi ha regalato niente nessuno. Innanzitutto ho dovuto superare con fatica grandi pregiudizi, anche in Alleanza nazionale. Ad Esempio c´è ancora il mio amico Mario Landolfi che mi dice sempre: "Tu sei stata la nostra più grande delusione, noi eravamo pieni di speranza: qui arriva la Santanchè, sono feste, cose, divertimenti, tutto! E invece stai sempre a lavorare, la commissione Bilancio, la politica. Uffa". Ora comunque ho un ottimo rapporto con Italo Bocchino, Andrea Ronchi, Carmelo Briguglio, Nino Strano, e anche Maurizio Gasparri, con cui, all´inizio non c´era molto feeling. Lui credo che riconosca la mia dedizione, il mio impegno, la mia passione, la mia volontà. E io sono convinta che Maurizio abbia una grande capacità di lavoro, è uno che non si risparmia mai, molto più attento ai dettagli di quanto possa sembrare, si può dire di lui che sta sempre... sul pezzo, cioè concentrato e aggiornato su tutte le cose che contano veramente in quel momento. Ho sentito tanti amici nel mondo delle telecomunicazioni e dicono tutti che è uno dei più bravi ministri che ci siano stati in quel campo. Quanto a Ignazio La Russa dico solo che io esisto, perché se lui non avesse creduto in me non ci sarebbe mai stata una Daniela Santanchè story sul Foglio..." (22 continua)
Daniela Santanchè Story (23)
Tra le amicizie dell´ onorevole Daniela Santanchè (An), in Parlamento e fuori, spicca Paola Ferrari, risultata in un recente sondaggio comparso sui quotidiani la giornalista tv più apprezzata dai camionisti: " Anche l´occhio vuole la sua parte - osserva l´onorevole - e comunque Paola piace tantissimo anche a me, è assolutamente la mia migliore amica, è stupenda per i suoi valori e per quello che ha dentro. Naturalmente, poi, ho un bel rapporto con tante altre donne, ad esempio un´altra delle mie più care amiche è Anselma dell´Olio, con cui mettemmo in piedi l´avventura del Branco Rosa, e stimo molto, anzi moltissimo MARIA Luisa Agnese, così come Barbara Palombelli e Maria Latella. Nel mondo strettamente politico vorrei ricordare le deputate Carla Castellani e Dorina Bianchi, ma anche Viviana Beccalossi, che è un ottimo e corretto vicepresidente della Regione Lombardia. Su me e Viviana si sono dette tante cose in passato, tutte false. Insomma con le donne, quando mi conoscono, ho ottime relazioni, perché sono una persona che crede nella solidarietà femminile, che sa fare squadra. Però anche se è raro sentirmi parlare male di una di noi, almeno in pubblico, devo dire che, ad eccezione della bella persona di Anna Finocchiaro, trovo molta presunzione nelle donne della sinistra. Certo, poi, capisco benissimo che io a loro posso non piacere...". (23continua)
Daniela Santanchè story (24)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) ricorda il 2001, nega ogni dissapore con la vicepresidente della Regione Lombardia Viviana Beccalossi ed elogia la presenza del collega onorevole Antonio Mazzocchi all´Ufficio di presidenza di Montecitorio: "il primo giorno in Parlamento fu una grande emozione, c´è la sacralità del luogo, il varcare le porte di Montecitorio, che fino a un attimo prima avevo visto giusto nei telegiornali o alla gita scolastica. Il primo che mi telefonò, per dirmi che ero stata eletta, fu Ignazio La Russa: andammo da Bice, un ristorante milanese, a festeggiare, eravamo tutti molto contenti per le elezioni. Ma subito fu amplificata dalla stampa una questione con Viviana Beccalossi che non c´è mai stata. La verità è che non ci fu mai nessun problema. Viviana, con cui ho infatti un ottimo rapporto, non mi fece nessuna scorrettezza, non ci fu mai il dubbio su chi sarebbe venuta in Parlamento, né era suo interesse venire alla Camera. Insomma, andò tutto come doveva andare: lei, prima degli eletti, mi lasciò il posto e divenne un ottimo e capacissimo vicepresidente in Lombardia. Non vinceremo mai, mi aveva detto lei, quando ci furono le candidature. E io: vedrai che invece vinceremo. Mission impossibile, mi disse lei. A me piacciono le mission impossibile! E così sono arrivata in aula. Ora a Montecitorio, sono vicina di banco di Roberto Alboni, Antonio Mazzocchi e Nicolò Cristalli, però Mazzocchi non c´è quasi mai perché sta al tavolo di presidenza, così io posso usare la sua sedia per poggiarci sopra borse, giornali e cappotto..." . (24continua)
Daniela Santanchè story (25)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) non ha miti e ama il confronto: "Quando ero ragazza impazzivano tutti per Claudio Baglioni, che andava per la maggiore, ma io no. Non ho mai avuto dei miti, che so i cantanti, gli attori, e infatti non avevo neppure i classici manifesti appesi in camera. Solo ora, con la politica, mi è venuta la passione per Margaret Thatcher: una donna che mi avvince, che ha cambiato la storia del suo paese. E poi mi piace, cioè mi interessa, Hillary Clinton, anche se la pensiamo diversamente su tantissime cose. Il fatto è che io voglio confrontarmi e parlare con persone che la pensano in maniera diversa da me, per rafforzare le mie idee, ma anche per soffermarmi su quello che non è giusto, che bisogna cambiare. Andare con gente dove tutti hanno la testa quadrata non mi interessa. Un mio carissimo amico ad esempio è un militante di Rifondazione Comunista, Umberto Gaj, consigliere regionale in Lombardia. E a Montecitorio io mica considero come nemici i componenti dell´opposizione in commissione Bilancio, sono solo avversari...". (25 continua)
Daniela Santanchè story (26)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) dichiara tutta la sua stima per i leader della Casa delle libertà: "Nel centrodestra Silvio Berlusconi è il genio, Gianfranco Fini la politica, Umberto Bossi il mattatore, Marco Follini l´equilibrista. Con Silvio Berlusconi ho un ottimo rapporto, lui è sempre carino, attento, umanamente straordinario, si ricorda di tutte le persone e sa fare squadra: uomini così ne nascono pochi. In Gianfranco Fini, grande presidente di Alleanza nazionale, la cosa che più mi colpisce è la sua capacità oratoria eccezionale, se si decide di ascoltare qualcuno per capire la politica non ha pari. E poi le sue uscite sugli immigrati, oppure su Israele, appartengono a una destra moderna ed europea, popolare ma non populista, meritocratica ma non classista, elitista ma non elitaria. La destra dei grandi valori: l´appartenenza alla patria, la sacralità della vita, la centralità della famiglia. Questo vuol dire essere di destra". (26 continua)
Daniela Santanchè story (27)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) passerà il Natale, come di consueto, tra Milano Cuneo e Cortina, restando però a Roma fino all´ultimo per il voto sulla finanziaria: "Un lavoro bestiale fare gli alberi e tutto quanto. A Roma ho addobbato il camino con il pino verde, le lucine, le palline e i fiocchetti rossi; a Milano ho fatto, oltre al presepio, l´albero con i fili d´oro, le palle d´oro e bordeaux e le lucine tutte bordeaux; a Cortina poi, dove arriverò il venticinque, l´albero è tutto d´argento. Lì festeggeremo con Paola e Marco De Benedetti, i miei amici Trentin e Schemoz, e tutti i bambini. Ci sarà un Babbo Natale che entra dal giardino e lascia i regali nel camino, il Mercante in Fiera, per i piccoli le patatine fritte con la cotoletta alla milanese e il succo di uva nella finta bottiglia di champagne, per i grandi i cappelletti in brodo e bollito. Niente panettone, bensì pandoro con la panna montata e la frutta secca. Quanto ai regali vorrei ricevere le borsette Kelly di Hermes, che colleziono, e altri salami da Paolo Bonaiuti: io sono ghiotta da matti di salami. L´unico politico cui farò il regalo, invece, sarà Ignazio La Russa, che per me è come un familiare". (27. continua)
Daniela Santanchè story (28)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) dichiara: "Se guardo alla mia destra, ad esempio a Pino Rauti, io sono tutta un´altra cosa. Rispetto quelle persone che per scelta o per età hanno fatto scelte diverse, ma il ventennio non mi appassiona. Tra noi di An, invece, Gianni Alemanno è un ministro molto capace, e Francesco Storace mi ha anche fatto vincere dei soldi. Quando si presentò candidato alla Regione Lazio ero certa che sarebbe stato eletto e scommisi forte su di lui. Tu sei matta, non ce la farà mai, mi dicevano. E invece, oltre alla soddisfazione, mi ha fatto vincere trecentomila lire e qualche cena. Un ottimo rapporto ce l´ho anche con Mirko Tremaglia... se penso ai culattoni, io quella battuta non l´avrei detta, ho tanti amici tra gli omosessuali... comunque non commento le parole di un ministro della Repubblica... e poi, se ci ripenso, mi viene troppo da ridere". (28 continua)
Daniela Santanchè story (29)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) sogna come tutti e infatti dichiara: "Faccio spesso dei bellissimi sogni, il più bello è che sono libera, in un prato, corro, respiro, ci sono fiori, grandi spazi. Ma qualche volta ho anche degli incubi. Da ragazzina ad esempio facevo sogni ricorrenti: mi inseguivano, oppure cadevo, svegliandomi di soprassalto. Ora, invece, mi capita di sognare l´esame di maturità: manca un´ora alla prova e mi accorgo che non sono preparata, non so niente... un incubo bestiale... "Perché non ho studiato, perché non h studiato" mi ripeto. Però finisce sempre bene: proprio all´ultimo, per un miracolo, mi torna tutto in mente... Comunque mi sveglio sempre alle sette... perché se sono a Milano porto mio figlio Lorenzo a scuola, e se sono a Roma ho la commissione Bilancio, che è fissata spesso prima dell´aula... mi sveglio e mi alzo felice, innamorata della vita, dicendomi: che fortuna..." (29 continua)
Daniela Santanchè story (30)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), Cordon Bleu nel 1984 a Parigi, dichiara: "la cucina è cultura e a me piace molto cucinare. Faccio la pasta in casa, le frittate, i biscotti, tutti i piatti piemontesi a partire dalla bagna cauda, ma il mio piatto preferito, da preparare, resta la tartine, o la torta di mele con la pasta sfoglia. E´ bello, nel mondo, di internet, portare avanti le tradizioni, avere ancora delle cose antiche cui fare riferimento, stare tra i tegami. Quanto al mangiare invece ho una passione per la minestrina, quadrucci e stelline con il brodo di carne oppure di pollo ma senza parmigiano, per le mammole dei carciofi bolliti e, ancora di più, per i salami di ogni tipo, felini, piccanti, cacciatorini... solo la finocchiona mi piace un pò meno. E poi adoro la mortadella, il prosciutto crudo, il culatello, il lardo, la pancetta, la coppa...." (30 continua)
Daniela Santanchè story (31)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), dichiara: "Non ho mai avuto, neanche da ragazzina, il prototipo dell´uomo ideale, del genere biondo, alto, con gli occhi azzurri. Mi sembra una stupidaggine. Diciamo in generale che, per quanto mi riguarda, l´uomo perfetto non deve essere perfetto, però deve volere solo me, deve farmi sentire che sono l´unica, che non c´è nessun altra al mondo, insomma devo essere la sua regina. Da un punto di vista fisico ho una sola preferenza: non deve essere alto, diciamo al di sotto dell´uno e ottanta...". (31 continua)
Daniela Santanchè story (32)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), dopo essere stata la prima relatrice donna nella legge sul Bilancio, è stata nominata presidente per il Comitato parlamentare per il controllo e il monitoraggio della spesa pubblica. Si dichiara, dunque, "sufficientemente soddisfatta" e dichiara: "Alla Camera, nella commissione Bilancio mi sono guadagnata un ruolo, per il mio impegno. Non è una cosa facile, lì per una donna. E´ per questo che non vorrei mai occuparmi di cultura, di servizi sociali e di scuola: sono le tre tipiche materie che danno al nostro sesso; e se ti va benissimo, se sei proprio fortunata, ti danno la sanità. Io invece. Io invece rivendico di essere donna e volermi occupare di economia, del bilancio dello Stato, della spesa pubblica, del deficit, delle cartolarizzazioni. Sono materie in cui, a essere troppo tecnici, si perde la visione politica, e invece la commissione Bilancio è la commissione più politica che ci sia perché spendere i soldi non è affatto una scelta tecnica: a chi darli, a chi toglierli, dove metterli. E´ politica. Poi, siccome un po´ di conoscenza della materia naturalmente ci vuole, io, appena eletta nel 2001, trascorsi tutto il mese di agosto a prendere lezioni private con un professore universitario. E non è che ero del tutto a digiuno: mi sono laureata in scienze politiche, dove mi hanno fatto due palle così con Marx e co´ sto Capitale... era la fine degli anni Settanta... mi ricordo che studiavo con la mia amica Lucia, una ragazza siciliana. Ma, siccome lei di giorno faceva l´infermiera, studiavamo insieme di notte, tipo alle cinque della mattina, oppure i sabati e le domeniche. E io ci tenevo, perché era una ragazza che mi piaceva: ammazza questa quanto è tosta, mi dicevo. Insomma mi sono laureata e poi ho fatto il master, in economia, alla Sda Bocconi. Ora io dico che, secondo me, Giulio Tremonti è un genio..."(32 continua)
Daniela Santanchè story (33)
L´onorevole Daniela Santanchè (An), dichiara: "Sono nata fortunata, con un buon carattere, mi piace ascoltare gli altri, perché penso sempre di avere da imparare da tutti, so cucinare, ricamo bene... a punto croce e a mezzo punto... e ho solo vizi modesti: fumo, anzi fumavo visto che ho smesso da poco, mi mangio le unghie, sono pigra. Però non sono ingorda, non solo lussuriosa, non sono invidiosa. Sembro forse un tipo lussurioso? E pensare che la cosa che mi dispiace di più è che posso sembrare un po´ così... Eppure me lo sento dire, e perfino i miei amici, quelli che mi vogliono bene, qualche volta mi dicono che la mia immagine non sempre mi corrisponde. Mi ferisce molto quando capita che uno mi conosca poi mi dica: ah, però ti facevo presuntuosa. Ma perché? Io sono ancora la Garnero di Cuneo! E tra la Santanchè e la Garnero a me sta certamente più simpatica la Garnero, perché alla fine, sotto sotto, sono ancora una brava ragazza di provincia..." (33 continua)
Daniela Santanchè story (34)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) organizza volentieri belle feste, ricevimenti e cene, ma precisa di "non frequentare altri salotti, oltre al proprio, giacchè ognuno sta nel suo, senza vasi comunicanti". L´onorevole contesta chi vuole derubricare i salotti a fatto leggero e mondano: "il salotto logora chi non ce l´ha". Anche in politica, come altrove, i salotti aiutano, e, semmai, sono un problema per chi non li organizza o non li frequenta, perché sono un luogo per incontrarsi, parlare, decidere, concludere, uno strumento per operare, indipendentemente dalla matrice politica. A sinistra, per esempio, il più importante è certamente quello dell´ingegner De Benedetti. Purtroppo, però, circola oggi, a differenza che nell´Ottocento e nel Settecento, una visione negativa, tutta mondana e frivola, dei salotti. Ma a chi vuole svilirli io dico: "chi non arriva all´uva, dice che è acerba". (34. continua)
Daniela Santanchè story (36)
L´onorevole Daniela Santanchè (An) incoronata da Gianfranco Fini come la vera antimussolini di An, è ormai a un punto del percorso in cui si può azzardare un primo bilancio delle cose fatte e non fatte: "Il bilancio fin qui è molto positivo, perché nella vita grazie al mio carattere un po´ ribelle, ho sempre scelto di fare quello che desideravo, e non quello che mi veniva richiesto, cosa che mi ha spinta a essere sempre attenta, impegnata nel portare a termine le cose iniziate. Così, da tante esperienze, ho imparato ogni vota qualcosa, restando sempre consapevole di essere stata baciata dalla fortuna: ho avuto l´avventura di nascere donna, e ho saputo essere presto indipendente economicamente. Quanto all´aspetto, diciamo così piacevole, mi ha aiutato, ma è una cosa che critico: non mi piace il modello per cui, fin da piccole, la strega è brutta e la fata è bella, secondo il connubio dominante brutta-cattiva, bella -buona. Un modo di pensare che dobbiamo cambiare. Sempre come donna, poi ho avuto un altro grande vantaggio: sono arrivata in politica in un momento in cui la politica rincorre le donne, non può più farne a meno, e anche questo mi ha aiutato a raggiungere dei bei risultati, sia nella commissione Bilancio alla Camera, sia nel partito, dove mi hanno scelto per guidare il movimento femminile di Alleanza nazionale. Eppure, per carattere, non sono mai del tutto contenta di me. Penso sempre: avrei potuto fare di più, impegnarmi di più, applicarmi di più: insomma, se mi dovessi dare un voto, penso di aver raggiunto la sufficienza: con l´obiettivo di arrivare tra il sette e l´otto, non oltre. Al dieci non ci tengo affatto, perché la perfezione non è di questo mondo, perché neanche a scuola sono mai stata la prima della classe, e perché io non mi prendo troppo sul serio. In conclusione, per ora non ho rimorsi che riguardino cose che avrei voluto fare... ah, se avessi fatto questo, ah se avessi fatto quell´altro... una sola cosa mi dispiace, ed è l´unico rimpianto della mia vita: avrei voluto avere una famiglia più numerosa. Fin da ragazza mi immaginavo con tre o quattro figli, tanti bambini intorno. Lo dico a prescindere dal fatto che c´è mio figlio Lorenzo, piuma delle mie piume... oddio, poi non si può mai dire: per i figli come in politica, non mettiamo limiti alla provvidenza". (36- fine.)