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Nov 22 2008

Conferenza Movimento per l’Italia

(Daniela Santanchè)
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Movimento per l’Italia

Intervento: Daniela Santanchè

- Movimento per l’Italia - Roma, 22.11.08

1. Chi siamo
…voglio dirlo con grande chiarezza. Noi vogliamo essere un’anomalia nella vita politica del Paese. Non ci ritroviamo qui, oggi, per dar vita all’ennesimo partitino, per andare a caccia di poltrone. Siamo una parte d’Italia che si mette al lavoro non per sé stessa ma perché ha coscienza che in questo momento si sta giocando una partita decisiva per il nostro futuro. Resa ancor più decisiva dalle emergenze economiche che stiamo affrontando e da quelle che ci aspettano nei prossimi mesi. La partita tra una parte del Paese che si consegna – una volta di più - all’immobilismo e un’altra parte che invece prova a cambiare le cose. Prova a tirar fuori l’Italia dal pantano delle riforme che s’invocano ma non si fanno, dei problemi rinviati all’infinito e che non trovano mai soluzione. Siamo un pezzo di società che si mobilita per portare il suo contributo di idee, di energie e di passione civile a questo grande progetto di trasformazione. Siamo un’anomalia perché in genere i movimenti politici nascono sull’onda della protesta. Il nostro movimento – ed è questa l’altra anomalia genetica che ci contraddistingue – nasce sull’onda della proposta. Siamo qui perché ci unisce l’esigenza e l’obiettivo di una partecipazione attiva agli sforzi di chi vuole rompere gli schemi, i compromessi e i giochi di potere che per troppi anni hanno paralizzato l’Italia. Per confrontarci con un Governo che pur con le manchevolezze e le lacune inevitabili in processi di questa portata, sta cercando di realizzare quelli che sono anche i nostri intendimenti e i nostri obiettivi… Ed è per questo che nasciamo assieme a realtà vive della società italiana che pulsano attorno alle mille facce di giovani e giovanissimi che si incontrano nella rete ma anche da realtà ben presenti sul territorio che si sono federate con noi, da Federitalia, al Movimento pensionati, ai Cattolici Liberali Cristiani, al Movimento Cristiano Democratici.

2. Valori e radici
…il pezzo di società al quale qui, oggi, stiamo dando voce è quella che viene comunemente e genericamente etichettata come la “destra” del Paese. È un’etichetta ormai sbiadita. Se destra vuol dire rivendicazione di radici e valori comuni, noi siamo quella destra. Se vuol dire un sentimento forte di identità nazionale, un sano patriottismo, il ruolo centrale della famiglia, il recupero nella società del principio fondante del messaggio cristiano (lo straordinario patto di fiducia tra Dio e l’uomo celebrato nei Vangeli), se vuol dire bisogno di sicurezza, giustizia al servizio dei cittadini ed equità sociale, noi siamo quella destra. Una destra per la certezza della pena, per i diritti accompagnati dai doveri. Una destra autenticamente liberale e democratica. Se vuol dire invece nostalgie malriposte, estremismo, razzismi più o meno mascherati o peggio rovistare confusamente nel passato per inseguire un’identità perduta, noi non siamo quella destra.
…Qualche anno fa, quando ancora erano termini fuori ordinanza, scrivevo dell’importanza di far entrare nel vocabolario della politica parole come autorità e responsabilità, moralità e merito, doveri e regole oltre che diritti. Ma avvertivo anche - già allora - che con i valori non si fa catechismo, troppo facile e troppo comodo. La sfida è saperli declinare nella società, tradurli in fatti concreti. Sventolare delle bandiere non basta a cambiare un vecchio modello di società che appare sempre più logoro, sempre più in ritardo rispetto a quello dei paesi europei più avanzati.

3. La gente del risveglio
…le vecchie etichette lasciano il tempo che trovano. Siamo qualcosa di più e di diverso da una destra confinata nelle categorie tradizionali della politica. Rappresentiamo un’area di pensiero dove confini e steccati troppo rigidi non hanno più significato e dove l’identità si misura sulla capacità o meno di saper interpretare esigenze e priorità, opportunità e scelte. Sulla capacità o meno di saper valutare le emergenze e decidere in fretta le soluzioni migliori. Non si può entrare nel ventunesimo secolo con le categorie del ventesimo. Il fatto che noi oggi ci troviamo qui riuniti è la testimonianza che anche una parte della società rimasta finora ai margini della politica ne è consapevole. E vuole risvegliarsi, vuole scendere in campo avendo ben chiaro il percorso da fare. Scegliere, decidere e risolvere, c’è scritto sui nostri manifesti. È tutto quello che oggi chiedono i cittadini alla politica. Decidere, se possibile, in fretta visto che le emergenze incalzano e un disegno di legge impiega in Parlamento almeno un anno e mezzo per diventare operativo. Scegliere, confrontarsi e decidere sono e saranno le nostre parole d’ordine. La bussola sulla quale orientare la nostra azione…

4. Vecchi schemi e nuove prospettive
…la “rupture” operata da Sarkozy in Francia, e, spogliata di ogni retorica, l’affermazione di Barack Obama alle presidenziali americane, vogliono dire soprattutto questo: che al di qua e al di là dell’Atlantico i vecchi schemi sono saltati. Una volta per tutte. A separare sinistra e destra, i cosiddetti progressisti e i cosiddetti conservatori, non sono più i proclami e gli slogan. È la capacità di ascolto di società complesse e in difficoltà, unita a quella di saper offrire risposte concrete che vanno nella direzione di una innovazione e di una modernizzazione governate da un comandamento di cui si erano perse le tracce. Il comandamento dell’etica. Quel principio per cui crescita e sviluppo se vogliono essere tali e crescere nel tempo, devono rinsaldare il rapporto con una disciplina morale. Questa nuova visione della società, questa rappresentazione tutto sommato “cristiana” del mercato dei beni ma anche dei valori oggi appartiene chiaramente allo schieramento moderato del nostro Paese…

5. Il ribaltamento dei ruoli
…E dunque anche in Italia, come già in tanti paesi d’Europa, stiamo assistendo ad un salutare ribaltamento dei ruoli. Alla prova dei fatti, antiche connotazioni rituali di uno schieramento di centro-destra come qualunquismo e conservatorismo, oggi sono diventate appannaggio delle sinistre. Mentre cambiamento e progresso costituiscono la nuova carta d’identità delle forze moderate. Se la Gelmini o Brunetta o lo stesso Berlusconi dicono in modo provocatorio: stiamo realizzando le politiche che la sinistra non è in grado di fare, politiche considerate tradizionalmente di sinistra, non fanno che fotografare la realtà. La realtà di un paese in cui all’azione di riforme del governo, chi è all’opposizione sa solo rispondere con il massimalismo e la più bieca demagogia. In cui al tentativo di avviare un viaggio verso nuove idee e nelle ristrutturazioni di cui la società ha bisogno, le sinistre sanno solo reagire non con un confronto costruttivo ma con strumenti che si pensavano ormai sepolti nel passato: il radicalismo più esasperato, il populismo selvaggio, l’invettiva, l’insulto, la delegittimazione continua del Nemico politico.
Una scelta - questa delle sinistre – che obbedisce solo al timore egoistico di cadere nell’irrilevanza politica e che le sta condannando proprio all’irrilevanza, se non politica ertamente culturale e morale….

6. Lo scontro
…ma attenzione: proprio perché la contrapposizione si è fatta così aspra e frontale, c’è bisogno del concorso di tutti per puntellare il cammino delle riforme intraprese e delle altre che si aggiungeranno. Noi siamo qui anche per questo. Lo scontro che abbiamo sotto gli occhi è durissimo e va in crescendo. Da quando il governo Berlusconi ha iniziato il suo cammino si è cercato di combatterlo prima con l’arma ben collaudata della leva giudiziaria. Poi, fallita quella, si è ricorsi alla piazza gridando alla dittatura e al regime. Infine si è tornati a cavalcare e guidare la protesta dei sindacati più politicizzati, rispolverando il torbido arsenale di un comunismo d’altri tempi e collegando le loro proteste con quelle delle sacche di parassitismo dove le sinistre hanno da sempre un loro bacino elettorale: scuole, università e pubblica amministrazione. Arrivando persino a strizzare l’occhio a igle sindacali che più corporative non si può – come quella dei piloti – che difendono l’indifendibile e sono l’emblema di un’Italia che merita solo di finire in archivio. Il più velocemente possibile.

7. La posta in gioco
…cari amici, vi invito a non sottovalutare la portata degli avvenimenti a cui stiamo assistendo e lo scenario politico in cui si svolgono. Le ultime elezioni ci hanno consegnato un bipolarismo dal quale non si tornerà indietro perché questo è il sistema che vuole il popolo italiano. E il bipolarismo si sta rapidamente avviando verso un bipartitismo compiuto. Chiunque abbia a cuore le sorti di questo nostro Paese e vuole lavorare per dare un futuro ai nostri figli non può inseguire improbabile e velleitarie “terze vie”. Quando la posta in gioco è così alta e riguarda il bene del Paese non si può fare da spettatori. Noi abbiamo il dovere di schierarci senza troppi “se” e senza troppi “ma”, senza ambiguità o reticenze, dalla parte del partito delle riforme, offrendo a quello schieramento il contributo delle nostre sensibilità e del nostro impegno. Senza chiedere nulla in cambio che non sia il riconoscimento di ciò che ci unisce, in una piattaforma condivisa di progetti da intraprendere e di traguardi da raggiungere. E non chiediamo forzature né scorciatoie ma il consenso di tutti perché solo con il consenso di tutti si può contribuire a portare avanti quella che è la prima missione della Pdl: cambiare l’Italia.

8. Il percorso che ci attende
…sarebbe inutile e anche sciocco da parte mia nascondere le difficoltà che ci aspettano. Non è questo il momento dei trionfalismi e neppure quello delle autocelebrazioni, ne vediamo fin troppe di questi tempi. Ci aspetta un percorso pieno di ostacoli: le idee nuove camminano sempre in salita. Avremo a che fare con scetticismi e diffidenze. Con polemiche strumentali e tentativi di emarginazione… Eppure io credo che per noi, per il nostro Movimento, il nemico più insidioso sia un altro. In una società come la nostra, messa all’angolo dalla bufera dell’economia, assediata dai problemi di ogni giorno, prendono facilmente spazio apatia e rassegnazione. È una deriva, un’involuzione pericolosa e noi, che rappresentiamo le voci di tanta gente comune, dobbiamo riuscire a contrastarla rovesciando l’apatia in impegno e la rassegnazione in mobilitazione. È la grande lezione che ci viene dalle elezioni americane, al di là di chi abbia vinto o perso. La capacità di muoversi sul territorio, anzi nel territorio: tra la gente. Di dare nuovi punti di riferimento alle ansie di cittadini di ogni estrazione e di ogni ceto sociale. Di saper riaccendere passione civile tra i giovani e le donne, le fasce di popolazione spesso più disilluse nelle loro attese e più esposte alla tentazione di isolarsi ed estraniarsi da un impegno civile…
…È questo che dobbiamo fare, sopperendo con la fantasia e l’ingegno alle carenze di risorse.
Contando sul volontariato e sfruttando con intelligenza i nuovi sistemi di comunicazione che la tecnologia ci offre. E non perché Internet sia una moda a cui è indispensabile adeguarsi ma perché è lo strumento insostituibile di connessione e di dialogo con il paese reale, quello del caroprezzi, dei mutui, del precariato, della lotta per arrivare a fine mese, di una comunità un tempo unita e generosa e che oggi vediamo frantumata e ripiegata su sé stessa, tra insicurezze e paure vecchie e nuove. La nostra comunità - di cui voi ed io facciamo parte - non si è formata attraverso i giornali, le tv, il danaro o gli interessi. E’ cresciuta sulla base di valori e di ideali, grazie al passaparola e anche grazie alla rete.
Da diversi anni internet è diventato il mio principale e più importante strumento di comunicazione con i cittadini, gli elettori, gli attivisti. O meglio, è diventato lo strumento che ha permesso a tante persone di mettersi in contatto con me in modo immediato e di partecipare. Dall’inizio di quest’anno il mio sito personale (danielasantanche.it) ha avuto oltre 300mila nuovi visitatori e un milione di pagine visitate. Tutto questo senza che io abbia mai speso un solo centesimo per fare pubblicità al sito. Tutto questo grazie a voi.
Il mio unico merito è stato quello di aver usato internet prima di tutti gli altri e di aver creduto fin da subito - quando pochi lo facevano - alle potenzialità di questo strumento di comunicazione diretta, individuale, personalizzata.
Per esperienza sono sicura che grazie al nostro nuovo sito del movimento per l’Italia - dico nostro, perché senza di voi sarebbe una scatola vuota - riusciremo ad organizzare tante iniziative, a crescere ancora di più e a vincere le nostre battaglie.
Tra noi contano le idee, le proposte, la capacità di mobilitarsi e la volontà di partecipare.
Il sito è a vostra disposizione, è vostro: usatelo usatelo usatelo.
Se anche voi ci crederete come ci credo io, nulla ci potrà fermare.

9. I giovani
…a proposito di giovani. Qui siete in tanti ed è a voi che mi rivolgo. Il nostro Movimento nasce con un vicesegretario di 22 anni, studente universitario Diego Zarnieri. Lo so bene: avete un credito con la politica. Un credito imponente. Troppo promesse non mantenute. Troppe domande inevase. Troppe esigenze primarie che non hanno ancora trovato risposte. Vi chiedo di non deporre speranze e fiducia. Di non cercare vie di fuga ma di riprendere in mano il vostro futuro. Noi faremo, per quanto ci sarà possibile, la nostra parte ma sta a voi aiutarci ad aiutarvi. Se c’è un valore nella protesta studentesca di questi giorni è la presa di coscienza dei giovani che un progetto avanzato di società si fa – si deve fare - con il concorso di tutti. Sta a voi passare dalla protesta alla proposta, perché se ci si limita allo sfogo della protesta senza sobbarcarsi la fatica della proposta sarà più lento e più difficile il tentativo di costruire per voi qualcosa di nuovo e più giusto…
Voi lo sapete: mi batto da tempo perché la politica che conta si apra al concorso dei giovani, molto più e molto meglio di quanto abbia fatto finora. È il momento che l’eterno dibattito sulle quote in rosa in Parlamento venga sostituito da quello, di gran lunga più attuale e lungimirante, sulle quote giovani. Ma perché anche questo non rimanga un dibattito sterile, ricco di propaganda e povero di contenuti, anche qui occorre il vostro contributo. Arriveremo prima alle quote giovani in Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali se ci aiuterete a fissare un percorso virtuoso di regole e criteri in grado di responsabilizzare la politica e di convincerla ad aprirvi le porte. Un percorso per il quale i giovani non entrino in Parlamento per decisioni imperscrutabili e padronali, prese dall’alto, dalle segreterie di partito. Decisioni che a tutto rispondono fuorché a valutazioni obiettive di capacità e di merito, proprio come oggi succede nei concorsi universitari. Fatevi largo allora, avanzate le vostre proposte e le vostre richieste. È un’altra sfida, un nuovo impegno che oggi consegno qui nelle vostre mani…

10. Appello ai giovani immigrati

…c’è un appello che vorrei rivolgere anche ai giovani dell’immigrazione, non importa se di prima o seconda generazione. Essi conoscono meglio di chiunque altro i reali problemi della loro condizione e dell’integrazione perché li vivono ogni giorno sulla loro pelle. Dal problema enorme della clandestinità che solo con gli immigrati regolari a fianco possiamo risolvere, allo sfruttamento a cui vengono sottoposti in tanti. Dalla questione dei permessi di soggiorno ai drammi dell’illegalità e della violenza. Dai problemi dell’assistenza sanitaria a quelli dell’istruzione scolastica. Solo con gli immigrati regolari potremo coniugare diritti con i doveri, mettere al centro la legalità, e non trasformare così l’Italia nel ventre molle dell’Europa. I giovani dell’immigrazione non dovrebbero lasciarsi strumentalizzare dalla politica in cortei con cartelli contro il razzismo degli italiani. Un razzismo che per l’Italia non c’è e non c’è mai stato. Ricordiamoci e ricordiamo ai giovani immigrati che dalla paura all’ostilità il passo è breve. Ed è proprio questo il percorso che hanno compiuto le giovani donne dell’immigrazione islamica. Con molti risultati apprezzabili, pur nella situazione spesso penosa in cui vivono. Una di loro è anche arrivata in Parlamento nel partito oggi al Governo. Queste donne mi hanno sempre trovato dalla loro parte, pronta a sostenerle e a incoraggiarle. Anche quando ero sola. Oggi con il Movimento so che saremo in tanti. Dico anche ai giovani dell’immigrazione: state al fianco dei padri e delle madre italiane che si affannano a presidiare i parchi dove si spaccia la droga, attivatevi anche voi per impedire che strade e quartieri delle nostre città diventino riserva di caccia per le organizzazioni criminali. Fate in modo che tutte queste diventino non solo le nostre ma anche le vostre battaglie…

11. I nostri punti di forza
…vi dicevo delle difficoltà che ci aspettano. Ma abbiamo dalla nostra parte degli invidiabili punti di forza. Siamo gente caparbia e intraprendente, non sareste qui se fosse ltrimenti. Arrivati da tutta Italia grazie anche al tam tam sulla rete. E siamo profondamente convinti delle ragioni del nostro “Movimento per l’Italia”, per sostenerle molti di voi hanno dovuto fare scelte politiche – e personali – anche difficili e dolorose. Siamo una generazione politica di passaggio che ha un obiettivo tanto nobile quanto ambizioso: sostenere un movimento di popolo che si batte per aggregare e non per dividere le forze liberali e moderate del paese. Per ampliarle e non per costringerle in recinti chiusi e contrapposti…
A questi punti di forza ne vorrei aggiungere un altro che considero un ulteriore elemento importante della nostra anomalia: la serietà. In un paese stanco del circo della politica, di piazze, di risse e di insulti, noi vogliamo tornare a parlare il linguaggio della fermezza ma anche della responsabilità e della misura. Vogliamo riportare al centro della scena, nelle parole e nei fatti, il valore dell’esempio. Noi siamo la gente che rappresentiamo: gente comune, torno a ripetere, che bada al sodo e mette al primo posto delle sue reoccupazioni, anche quando è più smarrita o esasperata, la sostanza delle cose e dignità e la civiltà delle idee e dei comportamenti. Per tutelare le loro aspettative e i loro interessi abbiamo un solo dovere. Quello della serietà, della coerenza e di un po’ di coraggio. Credetemi: non è poco…

12. Le nostre iniziative
…E proprio la serietà e la coerenza sono i motivi ispiratori delle prime iniziative che il nostro Movimento si appresta a lanciare in tutto il Paese. Alcuni disegni di legge d’iniziativa
popolare che vogliono tradurre in fatti concreti ciò di cui abbiamo parlato finora. A partire dalla capacità di prestare ascolto a quello che oggi i cittadini chiedono alla politica…
Sono quattro disegni di legge - semplici e schematici - che intendono offrire alla complessa azione di Governo sul versante della crisi che sta investendo l’economia reale, il valore aggiunto di alcune misure immediatamente realizzabili…
Il primo, prevede un “taglio” accettabile degli emolumenti e dei benefici della politica. Un taglio modesto nelle proporzioni (non più del 10-15% e solo per le retribuzioni a partire da un certo livello) ma con un forte valore – anche simbolico – di assunzione di responsabilità nei confronti del momento che stanno vivendo gli italiani. La somma che verrebbe così risparmiata non è però trascurabile e il disegno di legge prevede che venga tradotta in un bonus a favore delle classi di pensionati più disagiati….
Il secondo disegno di legge che intendiamo promuovere riguarda il drammatico problema degli alloggi. In attesa del varo annunciato di un piano di edilizia popolare, un piano che richiederà comunque del tempo per essere realizzato, la legge propone che i principali Comuni del paese si facciano carico di garantire un certo numero di richieste di mutuo che in questo momento di crisi vengono respinte dal sistema creditizio. È un’iniziativa che è già stata messa in pratica dal Comune di Torino: 100 domande di mutuo sono state accolte dalle banche grazie alla garanzia offerta dall’autorità comunale. La legge si propone di razionalizzare questo meccanismo e di estenderlo, per quanto è possibile, in tutta l’Italia…
Anche questo ci sembra il segnale importante di una politica che sa andare incontro alle domande dei cittadini… E inoltre l’introduzione del reato di clandestinità e delle carcerazioni facili che aiutano l’immigrazione sana e regolare ad integrarsi

13. Considerazioni finali
… di questi tempi si guarda giustamente – e con grande attenzione - ai recenti avvenimenti americani. Voglio ricordare qui quello che era il richiamo, lo slogan, scelto dai repubblicani per la campagna presidenziale: “Country First” il paese prima di tutto. È un richiamo che ho sempre trovato anche più forte e suggestivo dell’obamiano “we can”, forse perché il “we can” è stato subito scopiazzato dai Veltroni di casa nostra e tradotto con grande disinvoltura non nell’invito a cambiare in meglio una società, ma nella possibilità di riconquistare il potere di governare. Fa una bella differenza. Ebbene, “l’Italia prima di tutto” è il sentimento che presiede alla nascita del nostro Movimento. Il entimento che ci deve accomunare e ispirare. Un’Italia che dobbiamo tornare a vedere più giusta, più serena e più unita. Un Paese al quale c’è bisogno di restituire sicurezza e fiducia nel futuro…


Lug 26 2007

Camera dei Deputati - Discussione documento di programmazione economico-finanziaria (Ddpef) relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011

(Daniela Santanchè)
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina avevo apprezzato molto la presenza del ministro Padoa Schioppa in aula, perché mi sembrava importante quale segnale di attenzione nei confronti del Parlamento. Purtroppo, devo riconsiderare l’inizio del mio discorso, perché vedo che il ministro Padoa Schioppa tale attenzione non ce l’ha.

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